TARANTO – A differenza degli esseri umani che non sono ancora in grado di riciclare completamente ciò che producono, gli animali marini non sono schizzinosi e approfittano degli innumerevoli rifiuti gettati sul fondo del mare per riutilizzarli in vario modo. Se da un lato questa evidenza induce un senso di profonda tristezza e rassegnazione, dall’altro fa ben sperare nella grande capacità di adattamento degli organismi marini.
In un tempo più o meno lungo, gli organismi riescono a rivestire completamente gli oggetti estranei all’ambiente trasformandoli in piccole oasi di vita marina. Molti rifiuti gettati sul fondo vengono utilizzati da molluschi, crostacei, echinodermi e differenti specie di pesciolini bentonici come tane dove vivere e riposare, dove rifugiarsi dai predatori o dove deporre le uova durante il periodo riproduttivo.
I cavallucci marini si aggrappano con la coda prensile a tutto ciò che trovano sul fondo, anche alle innumerevoli retine di plastica provenienti dagli allevamenti di mitilicoltura. Queste ultime, in particolare, formano in alcuni punti dei cumuli spaventosi che si estendono per vari metri quadrati, triste simbolo del degrado del piccolo mare. Sarebbe opportuno che noi esseri umani prendessimo esempio dalle creature del mare, imparassimo a non produrre più rifiuti e a riutilizzare ogni cosa senza creare impatto alla natura che ci fa vivere.
Rossella Baldacconi, PhD in Scienze Ambientali
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