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Ilva, M5S: anche l’Enea solleva forti dubbi sulla decarbonizzazione

Il presidente dell’Enea Federico Testa, intervenendo a Bari ad un convegno organizzato da Nextlaw ha sollevato forti dubbi sulla decarbonizzazione dell’Ilva. Un’operazione che i tecnici dell’Enea ritengono avrebbe costi di gestione troppi alti, stimati in centinaia di milioni di euro.  Il tutto mentre è alle battute finali la procedura per la vendita dell’acciaeria.

“Il parere dell’Agenzia  Nazionale per le nuove tecnologie va verso quello che abbiamo sempre sostenuto – dichiara il consigliere M5S Antonio Trevisi componente della V Commissione Ambiente – la centrale Enel di Cerano e l’Ilva non possono essere più riconvertite a gas, perché si tratta di impianti che sono nati a carbone e non starebbero sul mercato senza l’uso di questo combustibile inquinante. Il Movimento 5 Stelle aveva già smontato la decarbonizzazione proposta da Emiliano utilizzando il gas di TAP nel corso della discussione sul bilancio di previsione 2017. Ribadiamo ancora una volta con forza – spiega Trevisi –  come la sola strada percorribile sia quella della chiusura senza se e senza ma. L’unica priorità è salvare la vita dei cittadini rispetto agli interessi politici delle lobby, delle ecomafie e delle multinazionali. Abbiamo già dimostrato e continueremo a farlo con sempre più impegno che le possibilità di riconversione industriale ci sono e sono molto diverse da quelle proposte dalla giunta regionale.”

Pochi giorni fa il Presidente della Giunta Michele Emiliano dalla commissione Bilancio a Montecitorio per l’esame del DL 243/2016 è tornato sull’argomento dichiarando che la Regione Puglia si appresta a chiedere che nel decreto venga inserita la decarbonizzazione quale BAT (best available techniques) di settore, ossia migliore tecnica disponibile per raggiungere il livello più elevato di protezione dell’ambiente, nel rispetto degli impegni assunti dall’Italia alla Conferenza sul Clima di Parigi.  “Emiliano propone un mero passaggio da una fonte fossile ad un’altra, ma così facendo – conclude Trevisi – la Puglia continuerebbe a rimanere legata ad una fonte fossile e a dipendere energeticamente dall’estero anziché sfruttare le proprie fonti rinnovabili. In questa fase l’Italia è in surplus di  gas e il suo consumo è in decrescita perché il futuro è quello elettrico associato alle fonti rinnovabili”.

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