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Equosolidaria: si è chiuso il festival dell’ “altra economia”

Si è chiusa ieri al teatro Tatà la seconda giornata di Equosolidaria 2016. Al centro della kermesse il commercio equo e solidale, nato negli anni’60 per promuovere un sistema economico fondato su principi di giustizia, garantire migliori condizioni di lavoro, rapporti commerciali trasparenti attraverso un rapporto continuativo con i piccoli produttori del Sud del mondo – oggi vive una fase di profondo cambiamento, spiega (in apertura del dibattito che ha introdotto la seconda giornata) Giorgio Dal Fiume, presidente per l’Europa di World Fair Trade Organization (Wfto) “una sorta di Confindustria dei produttori” dice: “ il fatturato italiano si attesta attorno ai 150 milioni di euro, che è una cifra approssimata per difetto, in ogni caso è un dato rilevante che testimonia un’attenzione crescente a questo tipo di prodotto, soprattutto dal 2007 in poi, cioè dalla crisi economica mondiale e conseguente recessione che ha colpito in particolare i paesi occidentali”. All’incontro, moderato dalla giornalista Marina Luzzi, sono intervenuti, tra gli altri, il presidente di Equo garantito, Giovanni Paganuzzi, l’associazione di categoria delle organizzazioni di Commercio equo e solidale italiane, che rappresenta quasi un centinaio tra organizzazioni non profit e botteghe del mondo che “fanno economia” fondandola sulla cooperazione e la relazione paritaria tra i soggetti che partecipano alla realizzazione di un bene; Daniele Poto – giornalista e scrittore, presente a nome dell’associazione Libera e autore del libro “Italia diseguale. Poveri e ricchi nel Bel Paese”. Sono sei milioni gli italiani, uno su dieci, quelli che vivono in condizioni di povertà, dice Poto: “ quasi un pensionato su due vive in condizioni di indigenza”. E ancora: “ servono soluzioni strutturali, basta con i bonus, con provvedimenti di legge caratterizzati da estrema caducità”. Serve un’altra economia. È in questa ottica, ribadisce Paganuzzi “che ci siamo fatti promotori di una proposta di legge approvata dalla Camera il 3 Marzo scorso, con 282 voti favorevoli e solo 4 contrari. Disposizioni per la promozione e la disciplina del commercio equo e solidale è il titolo della legge, ora bloccata in Senato. È un provvedimento importante perché, spiega Paganuzzi “definisce ciò che è equo e solidale, puntando l’accento sugli attori che lo promuovono. Tutela il consumatore nei confronti degli abusi. Infine, mette a disposizione risorse importanti per sostenere a tutti i livelli il fair trade”. Occorre nutrire il pianeta, in modo rispettoso dei produttori del Sud mondo, secondo Marco Costantino, presidente della Cooperativa UnsoloMondo di Bari che fa parte della rete pugliese di Comes “ bisogna rimettere al centro del dibattito politico-economico la dignità del lavoro e dei lavoratori e l’equità nella distribuzione dei redditi”. È stato questo l’obiettivo della legge n.32 approvata dalla Regione Puglia il 1 agosto 2014, a cui lo stesso Costantino ha partecipato alla stesura e con cui in Puglia, unica regione al Sud ha riconosciuto il valore sociale, culturale ed educativo del commercio equo e solidale, quale forma di cooperazione volta a realizzare scambi commerciali con produttori di paesi in via di sviluppo che valorizzano produzioni, tradizioni e culture autoctone. Davide Giove – presidente regionale di Arci, Loredana Carpentieri, mediatrice culturale di Emergency – organizzazione non governativa italiana che da più vent’anni fa offre cure medico-chirurgiche gratuite e di elevata qualità alle vittime della guerra, delle mine antiuomo e della povertà – e Simona Internò di Next – nuova economia per tutti – sono stati gli altri relatori dell’incontro di ieri, in cui gli ospiti si sono confrontati, sì, sui guasti provocati dal sistema economico dominante, ma soprattutto sulle alternative ad esso.

La ricca due giorni di Equosolidaria 2016 che si è conclusa ieri è stata in generale un’occasione per discutere di nuove povertà ma anche di alternative dal basso, attraverso il commercio equosolidale e il microcredito, intesi come strumenti di cui le persone dispongono per uscire dall’indigenza. Come modelli di cui dispongono le comunità per rovesciare di segno le diseguaglianze. Il festival ha mantenuto un’alternanza tra attività culturali e momenti di approfondimento, ma anche di svago: musica, teatro e ricchi buffet rigorosamente serviti con prodotti equosolidali hanno arricchito la due giorni del teatro Tatà che si è conclusa con il concerto della Banda Adriatica una band salentina che incontra musicisti libanesi, turchi, armeni, con una musica che tocca estremi lembi del Mediterraneo e diventa opportunità concreta di dialogo fra culture differenti, ma che hanno in comune: tradizioni, ritualità e storie. Le stesse dei popoli straordinari che hanno reso grande il Mar Mediterraneo. L’obiettivo, in ogni caso, resta quello di un’economia più solidale e umana, altra. È stato il leit motiv di Equosolidaria2016, un festival delle alternative, nella città dei diritti negati.

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