Obama e Renzi: indovina chi viene a cena e cosa ti offre in cambio

Italia sponsor in Europa del trattato di libero scambio transatlantico Ttip in cambio dell’appoggio americano alla riforma costituzionale Renzi-Verdini? Mentre i dubbi sul trattato aumentavano in Paesi quali Francia e Germania, il nostro ministro per lo Sviluppo economico, Carlo Calenda esprimeva già a fine settembre, disappunto per il ritardo nell’avanzamento delle trattative tra Europa e Stati Uniti.

Ci chiediamo allora se le parole del presidente Usa Obama di incoraggiamento al “Sì” in merito al referendum costituzionale non siano un regalo da ricambiare in caso di entrata in vigore della riforma. Se così sarà, potremo solo sperare che a bocciare il Ttip possano essere, nei prossimi mesi, altri Stati europei.

Una riforma, quindi, sempre più voluta dai poteri forti della finanza mondiale (fattisi voce con Obama) che auspicano l’entrata in vigore in Italia di un sistema governativo più snello e decisionista, in grado di bypassare lungaggini e ostracismi parlamentari che ritardano la trasformazione del mondo del commercio e del lavoro verso un modello più plasmabile alle esigenze delle politiche mondiali di globalizzazione.

I dati della Caritas recentemente pubblicati anche sul nostro sito (leggi qui) indicano una rapida e inesorabile discesa verso livelli di povertà ai limiti della sopravvivenza per milioni di cittadini italiani, soprattutto giovani. Questo elemento, sommato all’incremento della presenza di migranti spesso abituati a pratiche di sfruttamento lavorativo nei loro paesi d’origine, produce sempre più mano d’opera a basso costo, disposta ad accettare condizioni di lavoro e compensi peggiorativi rispetto al recente passato.

Una conferma di ciò viene, per esempio, dall’incremento esponenziale che si sta verificando nell’uso di voucher come strumento retributivo. Il tutto in un quadro generale di perdita di alcuni diritti dei lavoratori con il jobs act di Renzi.

Tornando allo spot di Obama per il “Sì”, non si può non inquadrarlo nell’interesse degli Stati Uniti di avere un fedele alleato nel vecchio continente che perori la causa Ttip presso gli altri stati dell’Unione. Una ulteriore ragione per votare “no” al prossimo referendum da parte di chi vuol difendere diritti dei lavoratori e un’economia non completamente sottomessa alle spinte della globalizzazione voluta da multinazionali e banche d’affari.

Giuseppe Aralla

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