In seguito alla richiesta del Governo italiano, la Corte Europea ha deciso di prorogare al 30 settembre 2016 (di circa tre mesi) il termine per la presentazione delle osservazioni in merito ai ricorsi presentati da 180 tarantini. Lo rende noto Daniela Spera (Legamjonici) – una delle ricorrenti insieme al consigliere comunale Lina Ambrogi Melle – che ha appena ricevuto la comunicazione via posta. Evidentemente il governo ha bisogno di più tempo, rispetto al precedente termine fissato dalla Corte al 20 giugno, per argomentare le sue ragioni. Ricordiamo che lo Stato italiano da maggio 2016 è formalmente sotto processo di fronte alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, con l’accusa di non aver protetto la vita e la salute di 180 cittadini di Taranto dagli effetti negativi delle emissioni dell’Ilva.
La Corte di Strasburgo ha ritenuto sufficientemente solide, in via preliminare, le prove presentate, e ha così aperto il procedimento contro lo Stato italiano. La decisione è una conseguenza delle iniziative portate avanti da Daniela Spera (presidente del Comitato Legamjonici e promotrice di un ricorso nel 2013) e Lina Ambrogi Melle (consigliere comunale del Gruppo Ecologisti per Bonelli, promotrice di un ricorso nel 2015). I ricorsi vedono come parte attiva numerosi cittadini ionici: 52 per un ricorso, 128 per l’altro. Alcuni rappresentano i congiunti deceduti, altri i figli minori malati.
Secondo i ricorrenti, lo Stato italiano non è riuscito ad adottare tutti gli strumenti giuridici e normativi in grado di garantire la protezione dell’ambiente e della salute, alla luce soprattutto dei contenuti dello studio “Sentieri” (Istituto Superiore di Sanità) e della perizia epidemiologica prodotta dagli esperti incaricati dal gip di Taranto nell’ambito dell’inchiesta sull’inquinamento prodotto dall’Ilva. Inoltre, denunciano l’adozione da parte del Governo di diversi decreti “Salva-Ilva” che hanno consentito al siderurgico la prosecuzione dell’attività produttiva. Si denuncia la violazione degli articoli 2, 8 e 13 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. (leggi qui)
La richiesta di proroga del Governo
La comunicazione della Corte
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