«A fine luglio abbiamo presentato al ministero dell’Ambiente il piano degli investimenti effettuati nel rispetto della disciplina vigente. Gli interventi sugli impianti hanno ridotto in maniera sensibile il livello degli inquinanti e delle polveri – oltre il 55% rispetto alla situazione precedente – un risultato in parte legato alla riduzione dei livelli produttivi, non lo nascondiamo, ma possiamo affermare che anche l’aumento dei livelli produttivi non altererà in maniera significativa tali risultati. Le prescrizioni Aia sono state rispettate al 93%». Lo ha detto Enrico Laghi, uno dei Commissari straordinari dell’Ilva, durante l’audizione davanti alla commissione Attività Produttive della Camera.
Nel suo intervento ha espresso soddisfazione per le manifestazioni di interesse giunte per l’acquisto dell’Ilva o di parti di essa, sia dal punto di vista della quantità che della qualità. «Figurano operatori italiani primari – ha detto il Commissario – oltre a operatori internazionali del livello di Arcelor Mittal». Laghi ha spiegato che da marzo ci sarà la possibilità per i possibili acquirenti di accedere a presentazioni dedicate alle attività dell’Ilva, con visite degli stabilimenti sia nella sede di Taranto che a Genova e Novi.
Nella fase attuale, “gli operatori interessati stanno accedendo alla data room, il che ci lascia intendere che l’interesse non è solo di facciata ma è un interesse concreto al compendio produttivo del’Ilva, ovvero Taranto più Genova e Novi”. Laghi ha confermato che la formazione di cordate rappresenta la soluzione più probabile. Intanto, le aziende ammesse alla fase successiva sono 25. Alle 19 ammesse inizialmente se ne sono aggiunte altre sei dopo l’integrazione della documentazione richiesta.
Sembra scongiurata l’ipotesi spezzatino. Il Commissario ha precisato che “i soggetti che hanno inteso manifestare interesse per singoli compendi evidentemente o amplieranno l’oggetto del loro interesse o in questa fase non parteciperanno ulteriormente alle fase successive”. Pertanto, si sta “valutando la possibilità di individuare limitati compendi aziendali che possono avere una loro intrinseca autonomia e che non rientrano nel core business dell’Ilva rispetto ai quali si potrebbe immaginare, anche visto il numero degli interessi, la possibilità di avviare una o due iniziative parallele di vendita di compendi minori”.
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