Soprintendenza, M5S contro Franceschini: Taranto trattata come succursale archeologica

TARANTO – “Il governo Renzi declassa Taranto”. Lo denunciano in una nota congiunta il deputato Giuseppe Brescia e l’eurodeputata Rosa D’Amato (M5S). “Sul caso Soprintendenza – attaccano – Taranto è stata trattata come una succursale archeologica”. I due esponenti pentastellati fanno riferimento a quanto detto dal ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, in commissione Cultura giovedì scorso (ascolta l’audio del video in alto, ndr).

«A domanda risponde – spiegano – Franceschini conferma ciò che si temeva. Per il governo Renzi, la cultura va trattata alla stregua di un qualsiasi ufficio burocratico.  Si procede alla riforma delle Soprintendenze e dei musei? Allora vediamo quanti dirigenti ci sono, dove sono, a quale fascia di pianta organica appartengono: e vai con la spartizione per non scontentare nessuno, per mantenere gli equilibri, per calibrare le azioni territoriali. Non lo sapevamo, ma in Italia abbiamo anche il manuale Cencelli della cultura».

Ed aggiungono: «Accade così che una città importante per la storia e le origini elleniche, Taranto appunto, perda la propria autorevolezza regionale. E la perde da punto di vista archeologico, dopo 110 anni di lavoro costante e internazionalmente riconosciuto, perché a Taranto c’è già una dirigente di seconda fascia a capo del Museo MarTa. Questo dice il ministro. Anzi no, si tratta anche di anagrafe, come conferma lui stesso rispondendo alle  domande poste da M5S in commissione: la provincia di Lecce ha un milione di abitanti, il doppio della provincia di Taranto. Dunque, 100 anni di lavoro, ricerca, scoperta, valorizzazione, tutela e organizzazione delle tracce di memoria collettiva vengono cancellate con un colpo di spugna poi spalmato sulla Puglia, regione che adesso viene divisa archeologicamente per tre senza nemmeno il resto di un riconoscimento chiaro e netto alla necessaria centralità operativa di Taranto. Altro che succursale ‘con i dipendenti che restano’. Il punto non è questo».

Per Brescia e D’Amato “non si tratta di negare la nuova autonomia della Soprintendenza di Lecce.  Si tratta di tutelare quella tarantina affinché, come già sostenuto durante la manifestazione spontanea di sabato scorso in Città Vecchia, Taranto possa governare direttamente la propria ricollocazione nel panorama culturale e dialogare direttamente con quel museo, il MarTa, in piena ascesa turistica (lo dicono i dati ministeriali del 2015) e che deve varcare i confini della Puglia e del Meridione. Taranto non può essere  succursale di un’altra giovane Soprintendenza. Cento anni di lavoro non si declassano”.

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