Taranto si è schierata contro la decisione del ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini che prevede l’accorpamento della “Soprintendenza Archeologica, belle arti e paesaggio” della provincia di Brindisi, Lecce e Taranto, in un’unica sede nel capoluogo salentino, ma lo fa a suo modo: con due manifestazioni nella stessa giornata.
Al grido di “La cultura non si tocca, la cultura non si sposta” un gruppo di studenti ha aperto il serpentone composto da numerose persone che si è snodato lungo tutta via Duomo. Dietro di loro rappresentanti sindacali, dell’associazionismo ed alcuni consiglieri comunali, tutti d’accordo nel non perdere un’istituzione di tale importanza in una città dalla storia millenaria.
I fasti del passato sembrano scontrarsi con le incertezze del presente: crisi economica, inquinamento, chiusura di uffici pubblici, come la sede della Banca d’Italia, fanno vacillare le certezze di un passato più prosperoso, non solo in termini economici ma anche e soprattutto culturali. E la tutela del passato è ciò che rappresenta la Soprintendenza archeologica in una città come quella bimare. Cancellare da un giorno all’altro un’istituzione storica vuol dire perdere un pezzo della nostra memoria. Di questo ne sono consapevoli soprattutto le giovani generazioni che stamattina hanno alzato la voce per mandare un messaggio forte e chiaro “Giù le mani dalla Soprintendenza”.
Luca Caretta
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