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Ilva, Pugliese (Uil): decreto pieno di omissioni

 “Nebuloso, con troppe omissioni, contraddizioni e incertezze sul futuro dello stabilimento industriale, sia dal punto di vista ambientale che da quello industriale e occupazionale”. Aldo Pugliese, Segretario generale della UIL di Puglia, definisce così il 9° decreto ILVA approvato in Senato.

“Stando alle opinioni rilasciate dai parlamentari della maggioranza che hanno seguito da vicino la vicenda – prosegue Pugliese – il testo è ricco, appunto, di contraddizioni, che certo non fanno chiarezza sul domani dello stabilimento siderurgico più grande d’Europa, di una risorsa unica per il Paese e per la regione. Per ciò che concerne l’ambientalizzazione, c’è chi dichiara che si deve applicare il pre-ridotto di ferro e chi invece parla del rinvio dell’Aia al 2017, dando peraltro facoltà, a chi dovesse subentrare, di rinviarlo ulteriormente. Per i livelli occupazionali, inoltre, non esistono garanzie di sorta, con l’aggravante che il decreto prevede il 10 per cento in più per i contratti di solidarietà di Genova, ma non per quelli di Taranto, laddove ci sono 3500 lavoratori nella medesima situazione. Ennesima riprova che per questo Esecutivo esistono due pesi e due misure per Settentrione e Mezzogiorno”.

E ancora: “Il Governo emette un bando previsto il 10 febbraio per le dichiarazioni d’interesse che non sarà affiancato da un piano industriale, né da un piano per l’ambientalizzazione degli impianti. E questa sarebbe la pianificazione tanto ventilata da Roma? A noi sembra, più che altro, una mossa arguta per sbarazzarsi in fretta di una patata bollente che la politica romana ha dimostrato, da anni, di non essere in grado di gestire. Un Paese che come l’Italia e una regione come la Puglia – chiosa Pugliese – non meritano un simile atteggiamento pilatesco: è assolutamente inaccettabile. Occorre lungimiranza e soprattutto occorrono garanzie concrete a tutela dei lavoratori, sia diretti, che dell’indotto. In caso contrario siamo pronti a mettere in campo ogni tipo di iniziativa per evitare che, ancora una volta, il conto della crisi economica e industriale sia pagato dai lavoratori. E stavolta siamo di fronte a un conto troppo salato, conseguenza dell’incapacità di tanti Governi, che non siamo più disposti a subire”.

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