Il Ministro Federica Guidi ci ha illustrato che il bando pubblico per le manifestazioni di interesse scadrà il 10 febbraio e che consentirà di avviare una due diligence e ci vorrà un ulteriore mese per la presentazione di offerte vincolanti corredate da piani industriali. Al momento c’è riservatezza sugli investitori che si stanno facendo avanti. E’ stato chiarito che un eventuale coinvolgimento della Cdp, non potrà che essere limitato, per non essere considerato un aiuto di stato. Entro il 30 giugno, secondo il decreto governativo, si dovrà chiudere la procedura di vendita.
Al momento non è stata avviata da parte dell’Unione europea alcuna procedura di infrazione relativa a presunti e non consentiti aiuti di stato, ma solo un indagine formale di carattere conoscitivo da parte della Commissaria Vestagher, sui 2 mld, secondo la Commissione Ue, con cui è stata sostenuta con denaro pubblico l’azienda da metà del 2012 ad oggi. Il Governo è fiducioso che saranno accolte le proprie spiegazioni e le controdeduzioni, visto che tali fondi sono stati stanziati per “finalità ambientali”. Sul 1,2 mld in Svizzera, il tribunale di Bellinzona ha impugnato lo sblocco e il rientro precedentemente stabilito. Quando tali fondi saranno sbloccati andranno in un fondo del Ministero dell’Ambiente per utilizzi di riqualificazione ambientale.
Per la Fim questo ultimo anno prezioso è stato sciupato attorno ad una demenziale idea di nazionalizzazione sbagliata oltre che, come avevamo segnalato per tempo, senza nessuna solidità giuridica. L’improvvisazione, ha portato ad una gestione industriale sempre più problematica del sito che ha visto oltre che l’aumento esponenziale degli incidenti e l’insicurezza dell’impianto, anche un calo della produzione che ha visto dimezzare la capacità produttiva e il preoccupato rallentamento del programma di Ambientalizzazione l’AIA.
Dopo un anno perduto dietro alle improvvisazioni di uomini della provvidenza che hanno scartato la vendita e accampato piani risolutivi che hanno peggiorato il quadro dell’azienda e accentuato le difficoltà della sua collocazione sul mercato da tutti i punti di vista. La Fim chiede di mantenere aperto il tavolo su Ilva per seguire costantemente l’evoluzione della situazione a garanzia delle prospettive e riattivare il tavolo di settore sull’intero comparto della siderurgia del nostro Paese.
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