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TarantoRespira: “Qui il futuro può attendere”

TARANTO – Ottobre 1965 – dicembre 2015 ora come allora la nostra città continua ad essere  vittima di un processo barbarico di industrializzazione. Ancora sono attuali le durissime parole degli anni 70 di Antonio Cederna “la città e i suoi duecentomila abitanti sono un semplice serbatoio di mano d’opera e si trascura ogni altra esigenza dello sviluppo civile e del progresso sociale”. E ancora: «Quartieri popolari spietatamente affumicati dall’industria, il centro storico in vergognose condizioni di abbandono, il borgo otto-novecentesco soprelevato da quattro a nove piani, un traffico più paralizzato che a Roma, carenza dei servizi essenziali , la totale mancanza di verde pubblico, il mar Piccolo inquinato, Taranto moderna si presenta come la smentita di ogni decenza urbanistica». 

Cosa, dunque, è cambiato in questi anni? Ci sono stati studi, convegni e abbiamo appreso dati agghiaccianti sulla crescita delle patologie gravi che colpiscono sistematicamente tutte le fasce di età e che hanno la loro genesi primaria negli inquinati ambientali, ma queste per Taranto sono considerate effetti collaterali e inevitabili anche se uccidono. Si è parlato del recupero della storia e della cultura, della valorizzazione dell’immenso patrimonio naturalistico e archeologico per uno sviluppo alternativo sulla falsariga di altre città nel mondo. Nei paesi civilizzati, si è sempre più ribadita la necessità di utilizzare energie pulite , di incentivare la raccolta differenziata nel suo ciclo completo ma tutto ciò non vale per  noi. La storia e l’esperienza non ci hanno insegnato nulla e, come sessant’anni fa, per Taranto ancora insediamenti industriali come Tempa Rossa e le false opposizioni a questo progetto, probabili trivellazioni, installazione di pale eoliche nel mare near shore e perché no? Inceneritori  e qualche altra bella discarica.

Intanto la città muore per malattie, per mancanza di prospettive, per mancanza di lavoro, per disperazione, annegata dalle tante vacue parole su un futuro che non ci sarà. Ci sarebbe voluta una classe politica realmente rappresentativa  dei bisogni dei cittadini e coesa nel difendere quello che è rimasto di un bellissimo territorio, ma probabilmente sarebbe pretendere troppo da chi in tutti questi anni si è mostrato miope con un orizzonte temporale di brevissimo periodo, incurante dei costi altissimi sociali, sanitari e ambientali. Intanto i lavoratori di Isolaverde  da mesi manifestano per mancati pagamenti di stipendi di soli 500 euro mensili, un’eccellenza come il liceo musicale Paisiello è sempre sull’orlo della chiusura, le bonifiche vengono annunciate e puntualmente procrastinate, il fallimento del salvataggio ILVA cede il posto a un nuovo estenuante capitolo,  la nebulosa vicenda dell’Autorità Portuale fa il paio con le promesse pluridecennali di moderni collegamenti   mentre a Bari campeggiano per le strade mega manifesti con su scritto: “Il Porto ai Baresi”, scritta inquietante che già ci fa presagire come finirà. Grazie rappresentanti comunali, provinciali, regionali e nazionali, a Taranto il futuro può attendere.

PER TARANTO RESPIRA VITTORIA ORLANDO E GIOVANNI CARBOTTI  

 

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