Nei giorni scorsi, Conversano ha avuto modo di esprimere alla giornalista Rai Carolina Casa il proprio sconcerto per il messaggio di eccessivo allarmismo lanciato da un servizio del Tg1 trasmesso durante un’edizione serale. Anche il direttore di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, ha voluto precisare che a Taranto non si sta vivendo una fase di emergenza: «Oggi abbiamo voluto chiarire il carattere essenzialmente precauzionale delle nostre azioni: l’allarme sanitario non esiste. La situazione è sottoposta ad un controllo continuo da parte nostra ed è nettamente migliorata, non solo rispetto ad altre zone d’Italia ma anche rispetto ad altre città pugliesi. Dare consigli tesi alla cautela non significa che è in atto una situazione catastrofica». Assennato ha comunque ricordato che nel momento in cui la produzione dell’Ilva tornerà ai livelli di un tempo, intorno a otto milioni di tonnellate, le criticità sanitarie torneranno di drammatica attualità.
Ai consiglieri comunali che hanno lamentato un difetto di comunicazione in merito ai contenuti della relazione Asl, Assennato ha detto: “Se la città è muta, se non ha anticorpi democratici contro il catastrofismo dilagante, non si possono accusare gli organi tecnici. Dove sono i singoli amministratori, i singoli professionisti che hanno il diritto e il dovere di contrastare l’allarmismo valorizzando le informazioni di Asl e Arpa?”. Domanda rimasta senza risposta. E anche i media – locali e nazionali – dovrebbero “maneggiare” con più attenzione e senso di responsabilità temi così delicati. Perché è vero che l’inquinamento industriale resta un nemico da contrastare ed annullare quanto prima, ma non è giusto farlo distorcendo o manipolando elementi oggettivi pur di raccogliere qualche “click” o “mi piace” in più su Internet e sui Social Network.
Alessandra Congedo
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