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Ilva, Legambiente: “Città condannata all’agonia”

“L’ultima decisione della magistratura svizzera è l’ennesima doccia fredda nella vicenda Ilva e apre scenari drammaticamente imprevedibili in merito alla possibilità che lo stabilimento siderurgico di Taranto possa essere effettivamente reso compatibile con l’ambiente e la salute dei tarantini oltre che per la sua stessa sopravvivenza.” Questo il commento a caldo di Lunetta Franco, Presidente di Legambiente Taranto, dopo il no del Tribunale penale federale di Bellinzona al rientro in Italia dei fondi sequestrati ai Riva.

“La mancanza di una strategia, come dimostra l’assenza a tutt’oggi di un piano industriale, e l’affidarsi ad eventi aleatori quali l’utilizzo del denaro sequestrato ai Riva nell’ambito dell’inchiesta milanese per truffa ed evasione fiscale denunciano con assoluta evidenza l’incapacità del Governo a gestire la crisi di Taranto con provvedimenti che non siano dettati dall’urgenza di eventi non dipendenti dalla propria volontà.

Sin dal sequestro del luglio 2012 i diversi Governi hanno sempre “inseguito” gli avvenimenti e non hanno mai messo a punto un piano in cui si dicesse chiaramente cosa si poteva e doveva fare per far uscire lo stabilimento siderurgico di Taranto dalla situazione di intollerabile impasse in cui di fatto giace da allora e quale fosse, concretamente, il suo futuro.

A questo punto non c’è davvero il tempo di aspettare nuovi, eventualmente positivi, proninciamenti di altri magistrati elvetici su un possibile ricorso dei loro colleghi di Zurigo e saremo di fatto, se già non lo siamo, su una strada senza ritorno se non si prendono decisioni drastiche – forse la nazionalizzazione può essere l’unica soluzione in questa fase – sul futuro dello stabilimento. Quello che sicuramente risulterebbe intollerabile sarebbe mantenere fittiziamente in vita gli impianti senza attuare immediatamente le prescrizioni dell’AIA e tutti gli interventi tesi a minimizzarne l’impatto ambientale e sulla salute. L’assenza di decisioni e di strategie alternative significa soltanto condannare la città ad una inarrestabile agonia”.

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