La cassa integrazione per cessata attività scadrà il 15 novembre. Dunque, il tentativo dei sindacati sarà quello di ottenere dalla Regione Puglia e dal Mise un altro anno di ammortizzatori sociali, e “questa cosa si può fare” perché Taranto è un’ “area di crisi industriale complessa”. Lo ha detto Piero Berrettini della Fim Cisl al termine dell’assemblea pubblica – pubblica nelle intenzioni, almeno, visto che la proprietà non ha consentito l’accesso ai giornalisti in azienda e aveva “diffidato” i parlamentari dal farlo – tra lavoratori, sindacati (Fim-Fiom-Uilm), parlamentari ionici e consiglieri regionali e comunali.
«La cassa integrazione in deroga presso la Regione Puglia, con il Mise che certifichi la causale della crisi» è la prospettiva indicata da Ludovico Vico e Michele Pelillo, deputati del Pd. Pelillo ha parlato di «sufficienti possibilità di risoluzione». Con loro anche Donatella Duranti, deputata di Sel, che fuori dai cancelli della fabbrica non ha risparmiato critiche, soprattutto al governo. «La responsabilità è di Marcegaglia che ha dismesso un’attività fondamentale per un territorio come il nostro. Ora bisogna garantire a questi lavoratori di mantenere un aggancio con il posto di lavoro. Ci sono difficoltà che derivano dalle nuove norme del governo, dal jobs act ai cambiamenti sulla cassa integrazione in deroga». C’è moderato ottimismo, nonostante tutto, ma è sul futuro, oltre la cassa integrazione, oltre gli spiragli, che restano le incognite più preoccupanti. I lavoratori chiedono di ritornare a lavorare, «è da questo punto che occorre partire».
Nicola Sammali per InchiostroVerde
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