Sono una serie di misure estremamente restrittive che hanno un effetto di intimidazione sui lavoratori, messe in fila negli anni perché il sindacato confederale, rappresentato da Cgil, Cisl, Uil e Ugl, avrebbe nicchiato, guardato dall’altra parte, e nella migliore delle ipotesi avrebbe fatto circolare qualche diffida sul web, caduta nel dimenticatoio poco dopo. Oppure avrebbe portato avanti azioni legali individuali, qualcuna finita a prendere polvere in qualche cassetto. Sarebbe dunque mancata l’azione collettiva, quella forza che impedisse all’azienda di prendersi pienamente, per esempio, la discrezionalità sulla prestazione di lavoro.
Per queste ragioni, spiegate nel corso di una conferenza stampa, le Rsu Francesco Marchese, Giuseppe Maniglia, Checco Masiello (assente per problemi di salute) e Davide Cicorella (Comitato iscritti Teleperformance) hanno lasciato la Cgil per passare all’Unione sindacale di base. “Il problema della Cgil -spiega Marchese- è ancora più scottante perché ha centinaia di deleghe, rappresenta la stragrande maggioranza dei lavoratori Tp e sta tradendo la sua storia. Cgil, Cisl, Uil, e Ugl fanno parte di un meccanismo unico che è quello fondato sull’obbedienza: scambiano l’obbedienza con la legittimazione e ricambiano la legittimazione riconosciuta dall’ azienda con la complicità e la subalternità”. Riguardo le lettere sulla scarsa produttività, appunto, si tratterebbe di una “concessione politica che si finge di contrastare dal punto di vista legale, ma questi si sentono inattaccabili”.
Ci sono lavoratori che parlano di aumento della pressione psicologica e dello stress dovuti a queste condizioni. Lavoratori “trasformati in una macchina da produzione inanimata”. Francesco Rizzo, responsabile Usb provinciale, ha ricordato chiaramente come “dieci minuti passati a Tp” sarebbero bastati “per farmi rimpiangere l’Ilva, in cui ci lavoro da 18 anni. Sei nelle mani dell’azienda che si sente libera di fare ciò che vuole e il sindacato è complice”.
Rizzo accoglie in Usb Marchese, Cicorella, Maniglia e Masiello dopo “diversi mesi di confronto, a garanzia di tutti: noi siamo un sindacato fatto di lavoratori e loro volevano trovare un’organizzazione veramente a misura di lavoratore”. Come ha annunciato lo stesso Rizzo “impugneremo legalmente l’accordo del 28 luglio con cui si conclude la procedura di societarizzazione che introduce un pesantissimo peggioramento delle condizioni dei lavoratori in deroga al CCNL e alla legge. Soprattutto alla luce del fatto che tra settembre e ottobre sono stati firmati altri due accordi sindacali che prevedono l’assunzione di 183 lavoratori interinali in costanza di ammortizzatori sociali già preesistenti. E tutto ovviamente in accordo con la Cgil, Cisl, Uil e Ugl”.
Nicola Sammali per InchiostroVerde
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