Il “polverino” dell’Ilva finito in una discarica interdetta per mafia

Una settimana più tardi, dall’Ilva di Taranto passando per il porto di Augusta, sono arrivati in quella discarica – tramite la nave «Rita Br»- 9 mila tonnellate di «polverino d’altoforno», uno scarto di lavorazione dell’acciaieria classificato non pericoloso, diretto proprio nella discarica melillese che con i suoi 550 mila metri cubi è da considerarsi tra i più tecnologici impianti d’Italia per il ricondizionamento e recupero di rifiuti industriali, pericolosi e non.
L’Ilva, contattata da il Corriere.it per avere chiarimenti, ha fatto sapere che il rapporto con Cisma è stato siglato «dopo le dovute verifiche autorizzative, finanziarie e di sicurezza fatte nell’ordine da ECO, dal Commerciale e da vigilanza Taranto», inoltre è «possibile che tali eventi non risultassero ancora nella documentazione verificata». Di seguito il video relativo all’inchiesta giornalistica e l’articolo nella versione integrale: http://video.corriere.it/i-rifiuti-pericolosi-dell-ilva-smaltiti-discarica-interdetta-siciliana-interdetta-mafia/78bca604-2f91-11e5-882b-b3496f35c4c0