La relazione della dottoressa Trisolini evidenzia il cattivo stato dei pini di via Ancona dovuto “sia all’uso improprio delle specie impiegate in origine sia alle potature errate con evidenti capitozzature, tagli anche superiori ai 30 cm non cicatrizzati,eseguite negli scorsi anni e prospetta una condizione di pericolo per la sicurezza, dovuta al fatto che gli alberi si trovano nei pressi di una via molto trafficata, sono di grandi dimensioni e in uno stadio di sviluppo ormai maturo, con una prospettiva di vita degli alberi ormai compromessa per cui ogni intervento di risanamento risulterebbe vano”.
Secondo Legambiente lo stato delle piante e “la mancanza, presso il Comune di Taranto, della strumentazione tecnica necessaria per poter effettuare indagini più approfondite ed eventualmente escludere possibili schianti dei pini, ne rendono purtroppo, per motivi di sicurezza, non evitabile l’abbattimento e, sebbene con grande rammarico, abbiamo dovuto prenderne atto”.
Sarà possibile salvare solo un pino d’Aleppo, che appare in migliori condizioni di stabilità, per il quale è previsto un intervento di potatura per l’alleggerimento della chioma, la riequilibratura e l’eliminazione dei diversi monconi di branche ancora presenti. A parere dell’associazione “tutti gli alberi abbattuti devono essere sostituiti a tempo debito (cioè in autunno) con altrettanti esemplari di specie più adatte al contesto urbano e dunque a crescita più modesta”. Aggiunge Legambiente: “Non tollereremo altre potature selvagge e in caso di moria di alberi o di abbattimenti che si rendano necessari in seguito di tali interventi, ci rivolgeremo alla Corte dei Conti per chiedere il giusto risarcimento ai responsabili”.
All’amministrazione comunale, viene chiesto di dotarsi “al più presto della strumentazione necessaria in modo da per effettuare sul proprio patrimonio arboreo indagini più approfondite prima di procedere a interventi così drastici”. Conclude Legambiente: “Tali dolorose decisioni vanno comunicate, spiegate e condivise prima di tutto con i diretti interessati, cioè i cittadini abitanti nelle zone in cui sono previsti gli interventi, in secondo luogo con i portatori di interessi e cioè con le associazioni che, come Legambiente, denunciano da anni la dissennata gestione del verde urbano e chiedono che sia incrementato sensibilmente per dare ossigeno a una città che ne ha certamente più bisogno di altre”.