«Il governo regionale – dichiararò l’allora presidente della Regione Liguria Sandro Biasotti – ha sempre perseguito la chiusura dell’altoforno e credo che questo incidente segni il de profundis di questo impianto dannoso e pericoloso per gli operai e i cittadini di Cornigliano».
Noi ormai non nutriamo più nessuna fiducia nel sindaco di Taranto, ma ci attendiamo dal nuovo presidente della Regione Puglia una netta scelta, simile a quella che fece il presidente della Regione Liguria nel 2004 dichiarando il “de profundis” dell’altoforno. Per Genova l’allora dirigente del Ministero dell’Ambiente Corrado Clini dichiarava: “A Genova la chiusura dell’altoforno e della cokeria dell’acciaieria è una questione urgente. Sul piano dei danni ambientali, dell’inquinamento e della salute dei cittadini siamo già in ritardo”.
A Taranto le preoccupazioni non sono queste. A Taranto invece il governo infatti decreta con legislazione d’urgenza non il fermo dell’altoforno ma il fermo della magistratura! Tale legislazione d’urgenza mira non ad applicare il Principio di Precauzione ma a far proseguire il pericolo! Siamo di fronte ad un mondo rovesciato. Siamo di fronte ad un inquietante caso di razzismo ambientale, che prevede la prosecuzione a tutti i costi a Taranto di quelle attività pericolose che sono state rifiutate a Genova.
Non appena sarà disponibile il testo del nuovo decreto – che priva gravemente la magistratura dei poteri di tutela che le sono propri – PeaceLink lo invierà ai competenti organi europei perché l’Italia sia deferita alla Corte di Giustizia dell’UE. Contemporaneamente prepareremo un dossier aggiornato per Amnesty International in cui vogliamo documentare come il governo italiano stia ripetutamente calpestando a Taranto i diritti umani.
Non meno grave è quanto il governo italiano sta facendo nella Fincantieri di Monfalcone, dove la Procura di Gorizia è intervenuta per far rispettare le leggi in materia di gestione dei rifiuti. Ma pur di far costruire quattro navi militari per il Bangladesh, il governo ha deciso di cambiare la legislazione nazionale e di imbrigliare per decreto ancora una volta la magistratura, ormai considerata non più una garanzia di legalità per lo Stato italiano ma un fastidioso inciampo per politici che governano senza esercitare quel controllo civile e preventivo che spetterebbe alle amministrazioni locali e ai ministeri competenti.
Alessandro Marescotti
Presidente di PeaceLink
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