Domenica 24 quindi, i lavoratori di Teleperformance (insieme alle famiglie), si riuniranno in piazza Maria Immacolata alle ore 20 indossando un costume sotto il normale abbigliamento: alle 20.15 al fischio tutti, uomini e donne, ci abbasseremo il pantalone rimanendo in costume, “concretizzando la nostra denuncia per cui questa ennesima crisi aziendale e le politiche governative ci stanno mettendo letteralmente in mutande – si legge nella nota dell’iniziativa -. Per evitare imbarazzi ed estendere la massima attenzione (è solo un modo per accendere i media su di noi), chi non volesse mettere il pantaloncino potrà portare un suo indumento o una pezza che potrà essere appeso ad una corda sempre in piazza. Ovviamente la questione delle mutande è semplicemente metaforica per cui basterà mettere un pantaloncino o qualsiasi altro indumento che renda semplicemente l’idea”.
“Non chiudiamo i call center di Taranto e Roma, né li vendiamo, né licenziamo il personale, ma è ovvio che se con i sindacati non arriveremo ad un accordo sulla ristrutturazione, la strada purtroppo sarà segnata e diverranno inevitabili licenziamenti e chiusura”. Dopo l’ultimo incontro con i sindacati di categoria, Gabriele Piva, ad di Teleperformance (2.400 addetti a Taranto, 300 a Roma e 400 a Parco San Leonardo-Fiumicino), rilancia le richieste della multinazionale. Che possono dividersi in tre punti: creazione di una nuova società solo per Parco San Leonardo mentre Roma e Taranto restano con l’assetto attuale e con l’attuale portafoglio clienti; apertura alla flessibilità e riduzione del tempo indeterminato; riduzione dell’orario di lavoro settimanale da 33 a 20 ore con turni di quattro ore anziché sei, oppure di otto, se necessario per le richieste del committente, ma divise in due tranche.
“Dobbiamo recuperare competitività ed essere efficienti – dice Piva – perché la nostra è un’azienda di persone che offre servizi ad altre persone. Se non ci adeguiamo alle richieste del mercato, non c’é futuro e Teleperformance già oggi a Taranto perde tra gli 8 e i 9 milioni di euro. Chiediamo ai dipendenti un sacrificio, anche in termini di stipendio, ma ne va della tutela posto di lavoro”. Sì al discussione, no alla ristrutturazione così come la prefigura l’azienda: è questa la posizione dei sindacati in risposta all’ad di Teleperformance.
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