L’Imu agricola e i parametri per le esenzioni sono stati rivisti per ben tre volte senza riuscire, tuttavia, a trovare una soluzione equa per un settore in difficoltà, ossia eliminare del tutto questa ennesima gabella. Per Agrinsieme e Copagri l’Imu agricola resta un’imposta profondamente ingiusta perché, di fatto, è una specie di patrimoniale sotto mentite spoglie e grava sul mezzo di produzione più importante, la terra. L’approvazione definitiva del decreto sull’Imu agricola, dopo la bocciatura in aula di tutti gli emendamenti, lascia quindi invariata la sostanza della normativa rispetto all’ultimo passaggio in Senato, al termine di un percorso assai accidentato tra parametri altimetrici e criteri Istat. L’esenzione resta per i comuni totalmente montani, mentre in quelli parzialmente montani saranno esenti soltanto i terreni che appartengono ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli professionali. Tutto invariato, invece, nei Comuni non montani, che pagheranno anche nel caso si tratti di terreni colpiti da calamità atmosferiche o emergenze fitosanitarie, come nel caso pugliese della Xylella. Nel Tarantino – rimarcano Agrinsieme Copagri – sono parzialmente esenti cinque comuni, tutti gli altri dovranno pagare. Con i criteri di novembre, invece, erano dieci i comuni totalmente esenti: il peggioramento è evidente.
La novità contenuta nella legge di conversione è la formazione di una commissione ad hoc che riveda i criteri utilizzati per il pagamento ed eventualmente intervenga nella stessa normativa appena approvata. Insomma, prima si paga poi si vede se è giusto: messa così parrebbe davvero la solita soluzione pasticciata all’italiana alla quale soltanto Agrinsieme e Copagri hanno provato ad opporsi. Il voto favorevole alla Camera sul decreto relativo all’Imu è un nuovo grave segnale di disattenzione per l’agricoltura italiana. Agrinsieme e Copagri ribadiscono la contrarietà al provvedimento e confidano nell’immediata costituzione del Tavolo sulla fiscalità in agricoltura, così come da emendamento approvato, per trovare soluzioni necessarie al settore all’interno di questo strumento.
Questa decisione – annunciano Agrinsieme e Copagri – ci impone di proseguire nella nostra mobilitazione, per un provvedimento che gli agricoltori giudicano iniquo e gravemente dannoso. Bisogna portare ai massimi livelli istituzionali la protesta – sostengono ancora – dopo le numerose iniziative che si sono svolte su tutto il territorio nazionale per esprimere la contrarietà degli agricoltori nei confronti di questa imposta. Ecco perché il 25 marzo una delegazione di Agrinsieme a livello nazionale si confronterà in Conferenza Stato-Regioni: una scelta determinata dalla disponibilità del presidente Sergio Chiamparino di ricevere nell’occasione i rappresentanti del coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza delle cooperative agroalimentari. Ma soprattutto, il 31 marzo, sono previsti tre presidi presso la Camera, il ministero dell’Economia e il ministero dell’Agricoltura, nonché incontri con ministri e parlamentari per discutere dei problemi del comparto, a partire proprio dalla necessità di mantenere aperto un tavolo che riveda in modo serio e coordinato il tema della fiscalità in agricoltura.
Agrinsieme e Copagri
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