Dall’olio degli olivi secolari pugliesi, ai legumi tradizionali dell’Alta Murgia, grano duro e cerali, pomodori e cetrioli e ancora una grande varietà di formaggi tra cui il Pallone di Gravina e la burrata di Andria. Tutto coltivato e prodotto con metodi biologici e da aziende che hanno scelto di innovare il loro processo di produzione e trasformazione rispettando la biodiversità dei luoghi, l’ambiente e la qualità delle materie prime. Il vero fiore all’occhiello della Puglia.
Gli Ambasciatori del Territorio, iniziativa promossa da Legambiente e Alce Nero, ha avuto per protagonisti i primi agricoltori e realtà agricole che producono nel rispetto del patrimonio ambientale, sociale e culturale dei loro territori. Insieme a loro Legambiente ha presentato il suo Manifesto della Nuova Agricoltura, sottoscritto a bordo del Treno anche da Nichi Vendola, presidente Regione Puglia, Fabrizio Nardoni, assessore all’Agricoltura della Regione Puglia; Cesare Veronico, presidente Parco Nazionale dell’Alta Murgia. Con loro Legambiente ha, inoltre, lanciato il“Progetto Conversione”, una sfida che si pone come obiettivo quello di aumentare le produzioni biologiche in Italia nei prossimi 6 anni, estendendole dal 10% al 20% della superficie agricola entro il 2020.
“L’Italia è il primo Paese in Europa per prodotti tipici certificati. Con l’iniziativa di oggi vogliamo valorizzare gli ambasciatori del territorio pugliesi, ossia agricoltori e aziende agricole, che producono nel rispetto del patrimonio ambientale sociale e culturale dei loro territori. Esperienze che rappresentano un modello vincente e concreto di economia sostenibile” – commenta Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia – A proposito di esperienze concrete auspichiamo che la Regione Puglia elimini ogni ostacolo per l’attuazione immediata della legge che favorisce l’accesso dei giovani all’agricoltura e contrasti l’abbandono e il consumo dei nostri suoli agricoli rilanciando nel contempo l’occupazione”.
“L’agricoltura oggi può essere il più importante alleato per le attuali sfide ambientali e per lo sviluppo dell’economia verde. Una nuova agricoltura, che delineiamo nel nostro Manifesto, già all’opera, praticata da molti agricoltori italiani ed europei, attenti ai processi naturali e alla complessità e specificità locale degli ecosistemi e capaci di innovare, sperimentando nuove tecnologie e anche attingendo agli antichi saperi della cultura rurale – dichiara Davide Sabbadin, portavoce del Treno Verde – Un’agricoltura che può destare impegno professionale e passione nei giovani, riportandoli a questo antico mestiere, che richiede professionalità e cultura adeguata all’altezza delle sfide e che può garantisce cibo buono e salute, tutela delle risorse naturali e della varietà genetica, tutela dei saperi e dei sapori che rendono unico e irripetibile ogni territorio italiano, ospitalità, bellezza del paesaggio”.
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