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Indotto Ilva, Prc Taranto: “Solidarietà ai lavoratori”

Rifondazione Comunista Taranto esprime la propria solidarietà ai lavoratori dell’indotto ILVA che in questi giorni stanno rappresentando il proprio sdegno e la propria rabbia a causa di una vicenda beffarda e paradigmatica dell’attuale frangente storico non solo tarantino, ma anche italiano: questi lavoratori non solo non percepiscono da più di 6 mesi i propri stipendi a causa dei ritardi con cui ILVA paga – o meglio pagava – gli imprenditori committenti da cui dipendono, ma sono anche a rischio di licenziamento a seguito della presentazione di istanza di adesione alla procedura di amministrazione controllata, che di fatto cancella tutte le pendenze debitorie dell’ILVA.

Da troppo tempo, in questa città, e non solo, il rischio d’impresa è stato scaricato sulle spalle di chi non ha alcuna colpa dell’attuale situazione, prevedibile prodotto del comportamento –salvo eccezioni – di una classe imprenditoriale italiana e tarantina che questa città davvero non merita. Da una parte passa il messaggio che la “nazionalizzazione del Governo” provoca il licenziamento di 4000 lavoratori; dall’altra Confindustria Taranto chiede la vendita diretta dell’impianto ad investitori pubblico/privati parlando apertamente di “ingiustificato esproprio” dell’impianto ai danni di Riva.

RC intende puntualizzare che “nazionalizzare” un’impresa di pubblica utilità non significa traghettare a costo zero (ciò che sta succedendo) un’attività produttiva da un imprenditore privato ad un nuovo imprenditore privato dopo averla ripulita da debiti e riverniciata affinché quest’ultimo continui a fare ciò che faceva quello precedente. Nel ricordare a Confindustria Taranto che “l’iniziativa economica privata è libera. Non può – però- svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo di recare danno alla sicurezza, alla libertà ed alla dignità umana” (Art. 43 Cost), RC sottolinea le modalità con cui la famiglia Riva ha conseguito profitti e trainato l’indotto: inquinando.

E l’inquinamento è la forma più infima e eticamente sporca di fallimento del mercato: permette all’impreditore di conseguire lauti profitti (attualmente ancora nei paradisi fiscali) sostituendo costi pubblici a dovuti investimenti privati, quelli che in Italia e ne Sud in particolare sono in continua diminuzione. Ribadiamo quindi che solo un intervento pubblico completo, che coinvolga nella gestione lavoratori e cittadini, e impegni lo Stato nel pieno risanamento degli impianti e del territorio, può risolvere definitivamente una crisi che si trascina ormai da troppo tempo, minacciando alle fondamenta la nostra comunità. Il governo smetta di rimandare continuamente la soluzione dei problemi e intervenga in questo senso. Taranto non può più aspettare!

Partito della Rifondazione Comunista

Federazione di Taranto
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