«È assolutamente prioritario che una particolare attenzione vada rivolta alle aziende di Taranto che operano nell’indotto e sono per molti aspetti elementi cardini del sistema produttivo dell’Ilva e per questo, meritevoli senza dubbio del riconoscimento di un diritto indiscutibile che sia per l’appunto prioritario rispetto a quello dovuto agli altri creditori – si legge nel documento – gli imprenditori dell’indotto con i loro lavoratori (circa 3000 unità) hanno prestato la loro opera e da otto mesi sono senza la giusta retribuzione e quindi pressochè disperati e vicinissimi al fallimento. È impensabile che lo Stato non dia le giuste risposte ai suoi cittadini». Secondo Stefano, occorre creare «i necessari presupposti affinchè si possano stipulare accordi con istituti di credito che prevedano delle agevolazioni per l’accesso al credito per le aziende dell’indotto fornendo una garanzia, una sorta di cambiale, ‘a prima richiestà rilasciata da parte di amministrazioni dello Stato, per far stipulare finanziamenti a tassi e spese agevolati (per un fondo di almeno 100 mln di euro), consentendo così la continuazione del lavoro da parte delle aziende dell’indotto ed allontanando da esse lo spettro del fallimento».
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