I componenti della commissione seguono quindi un percorso preciso, già deciso a tavolino giorni addietro, “ammirando” soltanto da lontano quello che invece dovrebbe essere il loro oggetto d’indagine. E per far sì che tutto fili secondo il programma previsto, accade anche che venga impedito ai parlamentari del Movimento 5 Stelle di farsi accompagnare da chi quell’azienda la conosce come le sue tasche, ovvero un lavoratore dell’Ilva componente di un comitato cittadino. Una visita blindata, pilotata, inutile e francamente ridicola.
Ma questa è soltanto la punta dell’iceberg. Perché accade anche che durante la conferenza stampa, un componente della commissione parlamentare (precisamente Mariastella Bianchi del Partito Democratico), trovi anche il coraggio per rendere edotti i presenti con una frase da maestrina delle scuole elementari: “Tutte le gru che voi guardate dall’esterno sono al lavoro nei cantieri aperti per attuare le prescrizioni dell’AIA”. Ed allora, siccome stupidi non siamo e pensiamo di conoscere la realtà meglio di chi vive a Roma ed è appena uscita da una gita turistica all’interno dell’Ilva, poniamo una domanda molto semplice: “Potete indicarci precisamente le prescrizioni sin qui attuate dall’azienda e soprattutto con quali risorse sono stare realizzate?”. Il compito di rispondere spetta al presidente della commissione, Alessandro Bratti (Pd).
Che dopo essersi consultato con il vice presidente Vignaroli (Movimento 5 Stelle) ed aver messo mani ad alcuni appunti, ci risponde testualmente: “Ci hanno detto che hanno realizzato il 78% delle prescrizioni. Ci si è concentrati – ha “precisato” Bratti – sulle misure meno onerose mentre resta da avviare tutta la parte relativa alla copertura dei parchi minerali per la quale si prevede un esborso di circa 450 milioni. L’Ilva ci ha detto che una serie di autorizzazioni sono già state ottenute”. Il fatto che una commissione parlamentare d’inchiesta si basi su “l’Ilva ci ha detto che”, non merita ulteriori commenti. Ma le sorprese amare, amarissime per noi, non finiscono di certo qui. Perché ieri siamo venuti a conoscenza di un fatto che ha dell’incredibile: ovvero che il quartiere Tamburi non rientra nel SIN di Taranto e Statte (come si può vedere nell’immagine che pubblichiamo, concessaci dal sito inchiostroverde.it, dove le zone in giallo sono quelle che rientrano nel SIN).
Sì, avete letto bene. A scoprirlo, è stato il commissario per le bonifiche Vera Corbelli. Che ha svelato l’arcano durante la sua audizione in commissione parlamentare a Roma lo scorso 20 ottobre. In quell’occasione la Corbelli dichiarò quanto segue: “Sicuramente, quando l’area SIN fu fatta, nel 2000, c’erano delle indicazioni tali che permisero quella definizione. Il quartiere Tamburi non rientra nell’area SIN. È vero che sta in una zona SP4 – prima dell’accordo furono fatti degli accordi che prevedevano degli interventi sulle aree SP1, SP2, SP3 e SP4 di Taranto – ma poi la situazione è rimasta ferma. La mia idea è di proporre al Ministero dell’Ambiente la revisione dell’area SIN, perché, come vedete, l’area SIN è a blocchetti. Tra una parte e l’altra ci sono delle distanze, al di là del fatto della Salina, che non si riesce a percepire come mai sia staccata. Sicuramente, quando l’area SIN fu fatta, nel 2000, c’erano delle indicazioni tali che permisero quella definizione”.
E sempre restando ai Tamburi, lo scorso 20 ottobre nella sua audizione la Corbelli disse anche che “si tratta di una riqualificazione soprattutto energetica delle scuole, perché le scuole stavano in uno stato di degrado tale che si è pensato bene di dare loro una priorità. Anche qui c’è un problema che io sto cercando di risolvere, perché i fondi destinati alla bonifica non ci sono. Infatti, se andiamo a leggere la legge, notiamo che per ‘bonifica’ si intende una serie di azioni e che la riqualificazione energetica non vi rientra. Noi stiamo cercando, e su questo chiedo una mano anche a voi, di attivare una serie di fondi, anche per evitare di mandarli indietro alla Comunità europea, tra cui fondi POIN (programmi operativi interregionali), che sono destinati proprio alla riqualificazione energetica”. Siamo senza parole. Nei prossimi giorni approfondiremo la situazione della Cemerad, dei rifiuti all’interno dell’Ilva e ancora una volta del Mar Piccolo. Scrivere la verità è l’ultima cosa che ci resta da fare.
Gianmario Leone (TarantoOggi, 03.12.23014)
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