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Ilva, i “Liberi e pensanti” contro chi lede gli interessi del territorio

Questa mattina, nella sede di Confindustria Taranto si è riunito il gran consiglio dei “soddisfatti” di qualche giorno fa. Ci riferiamo ai politici, gli imprenditori e ai sindacalisti locali che accolsero lo sblocco delle risorse sequestrate (per frodi fiscali) alla famiglia Riva, come la soluzione a tutti i problemi dello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto. In realtà, come avevamo previsto e annunciato pubblicamente la situazione economica è più grave di quanto sembra e tale rimane. Le dichiarazioni del presidente di Confindustria Taranto Vincenzo Cesareo, sono roboanti e destano non poche preoccupazioni. Ci sono aziende che vantano forti crediti verso Ilva, i quali si aggirerebbero in totale sui 50 milioni di euro.

L’On. Pelillo e l’On. Chiarelli rispettivamente partito democratico e forza Italia, a voce unanime, parlano ancora di scommesse da vincere riguardo all’ambientalizzazione e garantiscono l’interesse del governo verso Taranto. Finora l’unico interesse visto a Taranto da parte del Governo è stato rivolto alla tutela della produzione e del profitto, nulla è stato fatto a difesa della salute, dell’ambiente e del lavoro. L’azienda Ilva, oggi commissariata (gestita dallo Stato) continua a investire solo ed esclusivamente nella produzione. Fanno bene gli “onorevoli” tarantini a parlare di scommesse, infatti, la posta in gioco è molto alta.

Il profitto contro il diritto alla vita e a un ambiente salubre. L’On. Pelillo e l’On. Chiarelli continuano la loro fumosa campagna, ancora oggi hanno una visione volutamente distorta della reale condizione degli impianti del siderurgico e dell’economia tarantina che anche grazie alle loro scelte, oggi si trova a vivere un disastro ambientale, sociale, lavorativo ed economico. Lo Stato ci ha regalato cinque decreti e un’autorizzazione per la discarica “Mater Gratiae”, i parlamentari ionici hanno sempre avallato le scelte che Roma ha imposto senza mai difendere il territorio, tutto ciò mentre la famiglia Riva aveva già da qualche tempo portato i capitali accumulati all’estero, nei paradisi fiscali.

Lo Stato, per mano di governi non eletti dal popolo, complice e primo artefice del disastro, dopo aver regalato ai Riva una fabbrica grande quasi due volte e mezzo la città di Taranto, dopo avergli permesso di continuare a uccidere a norma di legge favorendo il profitto e la produzione, dopo avergli consentito di portare i ricavi della vendita dell’acciaio e i beni materiali all’estero, oggi continua nella sua opera di distruzione e disinformazione. I parlamentari ionici, i sindacalisti locali, gli imprenditori e gli industriali anziché pretendere aiuti economici per una riconversione totale del territorio e dell’economia tarantina, anziché pretendere diritti, salute e lavoro, chiedono a gran voce l’aiuto di Stato per continuare a garantire la produzione di un’industria fatiscente e obsoleta che solo chi è in mala fede vede come un gioiello di cui vantarsi.

Intanto la scorsa settimana alcune ditte dell’appalto, pare abbiano abbandonato i lavori di manutenzione in alcuni reparti, così come sembrerebbe si stiano cercando ditte disposte a sostituirle ma che abbiano la possibilità di “anticipare” il materiale (e quindi soldi) per eseguire lavori di manutenzione. La certezza è che nella giornata di venerdì  i custodi giudiziari e i carabinieri del Noe, hanno visitato lo stabilimento (acciaieria e gestione rottami ferrosi), prendendo probabilmente atto della situazione drammatica degli impianti.

Tutto ciò ci fa capire come i parlamentari tarantini, la politica regionale e locale, il sindacato e una certa parte d’imprenditoria a Taranto siano distruttivi e ledano gli interessi di tutto un territorio a vantaggio di quelli di pochi. E’ questa cultura che combattiamo e combatteremo, è questo sistema radicato nel terreno ionico che cercheremo di estirpare, un sistema colluso e deleterio basato sul clientelismo, sul voto di scambio, un sistema mafioso che ha portato Taranto verso il disastro economico, sociale e ambientale in cui vive ormai da troppo tempo.

Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti

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