Peacelink: “Ilva fuori norma al 24%”

Basta vedere la tabella riassuntiva delle prescrizioni AIA:
Quindi l’ILVA per essere a norma di fronte alla Commissione Europea ad oggi dovrebbe aver realizzato il 99% delle prescrizioni dell’AIA e non il 75%, come ammette Gnudi. L’AIA è infatti un permesso di produzione e di tutela dell’ambiente che va rispettato integralmente in tutt’Europa. Il 24% di prescrizioni AIA ILVA non realiizzate sono proprio quelle più costose e più importanti per la tutela dell’ambiente e della salute.
Quando il Commissario Straordinario dell’ILVA fa una dichiarazione così, implicitamente dice che l’ILVA non è a norma al 24% (99%-75%=24%), se si fa il conteggio delle prescrizioni dell’AIA del 2012 che – sulla base della stessa legge “Salva ILVA” – avrebbero dovuto garantire una fabbrica “sicura”. La stessa Corte Costituzionale aveva dato disco verde alla legge “Salva-ILVA” a condizione che fosse rispettato il cronoprogramma AIA. Oggi scopriamo che quel cronoprogramma non è realizzato per un quarto! E questo lo apprendiamo per esplicita ammissione di chi dovrebbe garantire l’attuazione integrale dell’AIA!.
Se un meccanico dicesse che la nostra auto è a norma al 75%, saremmo sicuri di viaggiare? E se in quel 25% non a norma ci fossero proprio i freni? E se i carabinieri ci fermassero mentre guidiamo un’auto a norma al 75%, siamo sicuri che ci consentono di ripartire e non ci fanno una multa? L’Europa non accetta fabbriche parzialmente a norma. E per questo stanno passando alla fase 2 della procedura di infrazione.
Alessandro Marescotti, presidente di PeaceLink