L’annunciata presentazione a Taranto, da effettuare in un incontro aperto al pubblico, non è mai avvenuta. Solo i partecipanti alla Cabina di regia ne sono a conoscenza. Il dottor Nicola Cardellicchio, direttore dell’Istituto Talassografico di Taranto, ci ha rivelato che neanche il Cnr, che ha collaborato con Arpa per la realizzazione dello studio, ha ricevuto la copia richiesta. Si attende, insomma, il via libera da parte della Corbelli, che nel corso dell’ultima riunione della Cabina di Regia (1 ottobre) aveva espresso l’esigenza di effettuare un ulteriore approfondimento su alcuni aspetti dello studio. «Noi abbiamo fatto il massimo in considerazione del tempo che avevamo a disposizione per effettuare il nostro lavoro», ha spiegato Ungaro a InchiostroVerde.
Ricordiamo che in base ai risultati di questo studio dovranno essere scelte le tecniche di intervento più adeguate per disinquinare lo specchio d’acqua contaminato da pcb, diossine e metalli pesanti. Sono tre le ipotesi sul tavolo: il dragaggio, il capping o biorimedi. Per ognuna delle ipotesi in campo sono stati indicati i “pro” e i “contro”, così come non è mai stata esclusa la possibilità di ricorrere ad un mix tra i diversi interventi. Il timore è che si vada verso logiche che potrebbero garantire gli interessi di pochi, come l’ipotesi di realizzare dei porticcioli.
In merito allo studio condotto insieme ad Arpa Puglia, Cardellicchio, non ha dubbi: è un lavoro “completo”: «L’ecosistema mar Piccolo è molto complesso ed è difficile prendere una decisione su come intervenire – ha aggiunto – ci sono scelte di tipo politico e soprattutto economico da fare. La cosa importante è che si agisca subito perché ci siamo ritrovati in una situazione di immobilismo. Non capisco perché lo studio non sia stato ancora reso pubblico, considerato che sono coinvolti enti pubblici».
Così mentre le istituzioni annaspano o marciano con eccessiva lentezza e poca chiarezza, il mar Piccolo continua ad essere inquinato. Eppure, è uno scrigno d’acqua salata, con apporti di acqua dolce, in grado di custodire dei veri e propri tesori, come confermato dalla dottoressa Ester Cecere, biologa del Talassografico di Taranto: «Si tratta di un bacino che negli anni ’70-80, era particolarmente degradato per la presenza di scarichi fognari non soggetti a depurazione – ha detto a InchiostroVerde – poi dal 2000, da quando ne sono stati chiusi quattordici, si è verificata una netta ripresa della flora marina con la ricomparsa di specie che erano presenti negli anni ’20».
Anche la presenza di un considerevole numero di cavallucci marini è la conferma che le condizioni ambientali sono migliorate. «Questi organismi, che normalmente non vivono in ambienti inquinati – ha evidenziato la Cecere – sono comunque presenti. Diverso è il discorso per i molluschi che assorbono le sostanze inquinanti». Infine, la Cecere ha messo in guardia sul potenziale rischio rappresentato dall’arrivo di specie aliene, che giungono a Taranto attraverso l’importazione dall’estero di mitili poi coltivati nel mar Piccolo. Da qui la richiesta di una maggiore sorveglianza da parte delle autorità competenti, tenute a preservare il bacino anche da questo tipo di aggressione che si aggiunge a quella industriale (dall’Ilva all’Arsenale Militare), subìta da decenni.
Alessandra Congedo
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