Il governo francese di Hollande ha aperto un duro contenzioso con Arcelor Mittal dopo che il gruppo aveva acquistato e chiuso subito dopo pochi anni delle acciaierie in Francia. Oggi Ilva ha un debito di 1,5 miliardi di euro e l’investimento previsto, per dare applicazione al piano industriale e le prescrizioni ambientali secondo la cordata Mittal-Marcegaglia, sarebbe di 2 miliardi di euro, comprese le perdite mensili. Questa cifra dovrebbe essere scalata dell’1,2 miliardi d’euro relativi ai fondi sequestrati dal tribunale di Milano nell’ambito del processo per frode ed evasione fiscale contro i Riva. L’ex sub-commissario Ronchi l’8 maggio, presentava in una conferenza i costi del piano industriale. Ecco le parole di Ronchi: “Il piano industriale dell’Ilva prevede sino al 2020 un impegno finanziario di 4 miliardi e 100 milioni di euro. Tre miliardi saranno concentrati dal 2014 al 2016, per il resto sono previsti 250 milioni di euro di investimenti per ciascun anno compreso dal 2017 al 2020”.
Se le cifre che provengono da fonti del ministero saranno confermate ci troveremo ad uno sconto del 50% sugli investimenti sul piano industriale che sarebbe concesso alla cordata Mittal- Marcegaglia. Uno sconto che andrebbe ad influire inevitabilmente sulle prescrizioni ambientali. E’ doveroso ricordare che la valutazione del danno sanitario della regione Puglia ha stimato il rischio di contrarre malattie tumorali in assenza d’applicazione delle prescrizioni ambientali, in 22.500 casi e con l’applicazione delle prescrizioni ambientali previste dall’AIA in 12.500. Purtroppo questi dati parlano da soli. Lo sconto del 50% sulle prescrizioni AIA rappresenterebbe una violazione del dispositivo della sentenza della corte costituzionale in merito alla legge Salva Ilva.
La parte finale dell’accordo tra il commissario Gnudi, il governo e la cordata Arcelor Mittal sarà quella di dividere Ilva in Bad company e new company. Il drammatico problema è, che a respirare i veleni di Taranto, non sarà nè il commissario Gnudi né il ministro Guidi ma chi ci vive. poco importa se a Taranto l’incidenza dei tumori è del +54% e la mortalità infantile è del +21% rispetto alla media pugliese. Per Gnudi e il ministro Guidi il problema ambientale di Taranto si risolve mettendo l’Ilva nella bad company e facendo uno sconto di oltre il 50% sugli investimenti necessari per applicare il piano industriale. Il che significa non fare le bonifiche,lasciando il disastro ambientale fuori dall’Ilva a danneggiare economia e salute.
Angelo Bonelli – Coportavoce nazionale dei Verdi e consigliere comunale Verdi per Taranto Respira
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