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Ilva: ieri nuovo guasto a centrale elettrica a Taranto, fermo altiforni

TARANTO – Ancora un guasto, a distanza di poco tempo dall’ultimo, alla centrale elettrica dell’Ilva. Ne dà notizia la stessa azienda in una nota affermando che “nelle prime ore della giornata odierna si è verificato un guasto al monoblocco 3 della centrale elettrica Cet 2 di Taranto Energia srl”. Si tratta appunto della centrale che, ricevendo gas dagli altiforni e trasformandoli in energia, alimenta poi tutta la parte a valle dello stabilimento, ovvero l’area a freddo.

“In maniera tempestiva Taranto Energia – annuncia l’Ilva – ha provveduto a fermare l’impianto interessato e ha avviato le procedure per i lavori di riparazione la cui durata si stima essere di circa 20 giorni. Per cautela ambientale, la gestione commissariale di Ilva – precisa l’azienda – ha disposto conseguenzialmente una riduzione della produzione dello stabilimento di Taranto che comporterà una fermata a rotazione degli altiforni 2, 4 e 5 durante i lavori di riparazione e di manutenzione del monoblocco 3 della centrale elettrica”. “Durante i lavori – conclude la nota Ilva – circa cento operai saranno posti in solidarietà”.

La centrale, pur servendo l’Ilva, è gestita da Taranto Energia, controllata dalla stessa Ilva, che nel 2011 acquistò gli impianti da Edison. Lo stop temporaneo dell’Ilva porterà nei prossimi giorni ad una minore produzione di 3-4mila tonnellate di ghisa al giorno. Lo ha comunicato l’azienda nell’incontro avuto oggi con i sindacati metalmeccanici. Per il guasto che c’è stato alla centrale elettrica del siderurgico, è stato fermato il grande altoforno 5 che però ripartirà già oggi. Sempre stamane, invece, sarà fermato l’altoforno 4 mentre da venerdì toccherà al 2 che rimarrà inattivo sino al 4 agosto.

La minore produzione di ghisa si rifletterà anche sulle due acciaierie, laddove la ghisa che esce dagli altiforni viene poi trasformata in acciaio. L’acciaieria 1 – si apprende da fonti sindacali – marcerà con la sola colata continua cinque, la 2, invece, con due colate continue. Il centinaio di lavoratori assoggettati ai contratti di solidarietà in conseguenza dello stop saranno quelli delle acciaierie. I sindacati, inoltre, hanno chiesto all’Ilva di far ruotare i lavoratori del Treno nastri 1 anche sul Treno nastri 2. L’ultimo incidente tecnico alla centrale elettrica dell’Ilva si è verificato a fine marzo. Anche in quell’occasione, come stavolta, fu necessario rallentare la marcia degli altiforni e mettere in solidarietà circa 225 lavoratori. A marzo, però, il blocco durò tre giorni, dopodiché la produzione riprese e gli operai tornarono al lavoro. In quest’occasione, invece, l’azienda ha parlato di una fermata di circa 20 giorni con un centinaio di addetti coinvolti. Il fatto che ogni qualvolta c’é un guasto alla centrale si debba intervenire su altiforni e acciaierie non è dovuto al fatto che queste aree del siderurgico ricevono energia dalla centrale. Accade invece il contrario, nel senso che sono proprio cokerie e altiforni, con i loro gas, a fornire alla centrale elettrica la materia prima che viene poi trasformata in energia per tutto ciò che è a valle dell’area a caldo dello stabilimento, ovvero laminatoi e treni nastri.

L’inattività di parti della centrale elettrica – spiegano i tecnici – non consente ora a quest’ultima di “bruciare” la quantità di gas che solitamente proviene dai tre altiforni attualmente in marcia, il 2, il 4 e il 5. Di qui, dunque, la decisione di fermare a rotazione i tre altiforni che, altrimenti, non avendo più lo “sfogo” della centrale, sarebbero costretti a liberare in atmosfera i gas creando però maggior impatto ambientale. In una parola, inquinamento. La decisione di intervenire sugli altiforni, limitandone la produzione, e di non “bruciare” i gas in atmosfera, fu presa dal sub commissario Edo Ronchi – attualmente fuori dall’azienda e deciso peraltro a non tornarci visti i contenuti dell’ultimo decreto legge sull’Ilva – ed ora è stata confermata dal nuovo commissario Piero Gnudi. Quest’ultimo ha intanto incontrato ieri a Milano Unicredit, Intesa San Paolo e Popolare per discutere dell’attivazione di un prestito ponte verso l’azienda dopo che giovedì scorso il Consiglio dei ministri ha varato proprio sull’Ilva un decreto legge che offre in garanzia agli istituti di credito la prededuzione. Oggi a Roma, infine, i sindacati metalmeccanici torneranno ad incontrare il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi.

Gianmario Leone (TarantoOggi, 16.07.2014)

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