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Sversamento gasolio in mare, il Wwf Taranto vuole vederci chiaro

Riceviamo e pubblichiamo nota stampa del Wwf di Taranto.

Alle ore 15 del 27 giugno sono iniziate le operazioni di recupero e contenimento del gasolio disperso in mare a seguito di operazioni per inertizzazione  di una conduttura di gasolio, presso il Molo Polisettoriale denominato Chiapparo, sede della Marina Militare Italiana. Le attività si sono concluse alle ore 23 dello stesso giorno.

Negli ultimi anni diversi sono stati gli sversamenti e gli incidenti nella rada del Mar Grande di Taranto. Nel  documento presentato questa mattina dal Comitato Stop Temparossa,  che denuncia i gravi rischi a cui il progetto dell’ENI esporrebbe ancora una volta la città di Taranto,  si  evidenzia che dal 2007 ad oggi 4 sono stati i più rilevanti  per effetto e area marina interessata, il più evidente, vista la posizione della nave, è relativo all’incagliamento e arenamento della Motonave Burgas proprio vicino al litorale di Castellaneta Marina, una delle spiagge più belle e di maggior pregio turistico del territorio tarantino. Ma  più volte  si è rischiato il vero e proprio disastro ambientale e restiamo quindi  in attesa di ulteriori notizie per comprendere meglio cosa è successo al Porto Militare e per capire   quali ulteriori danni si sono arrecati al territorio.

Anche se gli incidenti,  apparentemente, sembrano differenti, il Wwf esprime  preoccupazione per tutti gli attacchi che il delicato e compromesso ecosistema del Mar Grande subisce. Mar Grande, che nonostante tutto, sempre più chiaramente emerge come habitat ideale per la prolificazione di fauna marina protetta. A dimostrazione di ciò, durante la notte scorsa, al Lido di Sibari è stata osservata una nidificazione di Caretta caretta,    evento raro ma non troppo poiché negli ultimi anni  diversi altri nidi sono stati trovati e controllati dal Wwf, che ha così tutelato gli esemplari di questa specie che sul nostro territorio trovano le condizioni ideali per prolificare e vivere.

Ulteriori conferme della forte presenza di fauna di interesse nazionale sono gli studi condotti dalla Jonian Dolphin Consevation, che ha mappato e riconosciuto centinaia di mammiferi marini durante 3 anni di lavoro e attività per la salvaguardia dei delfini dello Ionio. Queste scoperte dovrebbero porre il Mar Grande e lo Ionio in generale all’attenzione del legislatore per salvaguardare e proteggere l’esistente, invece che autorizzare ulteriori possibilità di rischio, rispetto a quelli già presenti. Il futuro della nostra economia, identità e territorio sarà sempre più legato all’indotto del turismo e della rinaturalizzazione ambientale del arco ionico. Restiamo, quindi, in attesa di una comunicazione dell’Arpa o della Marina per valutare con attenzione l’entità del danno arrecato.

 

 

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