Riceviamo e pubblichiamo una nota di Plasticaqquà Taranto.
Riteniamo che il nostro lavoro volontario sia insufficiente nonostante diversi confronti con l’AMIU abbiano permesso dei proficui risultati a salvaguardia dei beni comuni, della nostra città e dei suoi abitanti. I nostri, come quelli di tanti altri esempi di cittadinanza attiva, sono solo dei piccolissimi passi, resi vani dalla mancanza dell’essenziale. Siamo convinti, infatti, che nel nostro territorio, alcuni fattori siano oggettivamente propedeutici al civismo dei nostri concittadini. In assenza del necessario, non è possibile pretendere miracoli di buon senso da parte degli abitanti.
A tal proposito ci preme segnalare la totale quanto inspiegabile assenza di cassonetti o cestini per la raccolta di rifiuti in due luoghi incantevoli che, in una città normale, sarebbero destinati ad essere luoghi naturalistici resi fruibili per famiglie e turisti: il fiume Galeso e la Circummarpiccolo. Sempre in questi luoghi, probabilmente anche per via dell’assenza di contenitori per il deposito dei rifiuti, gli stessi vengono incendiati e le tracce di quanto affermiamo sono ben visibili sui terreni e nelle foto allegate qui di seguito. L’incendio di materiali plastici produce sostanze altamente tossiche come le diossina, di cui Taranto, come ben sapete, non ha ulteriore bisogno. Sempre come ben sapete, con la L. n. 6/2014, di conversione del D.L. n. 136/2013 è stato introdotto, all’interno del D. Lgs. n. 152/2006, l’art. 256 bis, che punisce il reato delittuoso di combustione illecita di rifiuti per cui, salvo che non costituisca fatto più grave, chiunque appicca il fuoco a rifiuti abbandonati ovvero depositati in maniera incontrollata è punito con la reclusione da due a cinque anni”. Per i suddetti motivi, richiediamo per il fiume Galeso (sia sorgente che foce) e per la Circummarpiccolo, l’introduzione di cassonetti e cestini per rifiuti, magari non asportabili, da svuotare una volta al mese. Nulla di impossibile, ci auguriamo.
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