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Ilva: Bonelli, cinque domande a Vendola sul caso Ilva

TARANTO –  ”La vicenda Ilva a Taranto evidenzia come un sistema concussivo ammorbidiva o orientava i controlli ambientali per portare un drammatico vantaggio all’azienda. Ma il sistema Taranto è anche il sistema Italia? Io penso di sì perchè negli oltre 50 siti da bonificare perchè altamente inquinati vivono 6 milioni di cittadini che non sanno cosa mangiano, respirano e perchè si ammalano e perchè i propri cari sono morti”. E’ quanto scrive Angelo Bonelli, co-portavoce nazionale dei Verdi e consigliere comunale a Taranto, a proposito dell’inchiesta ‘Ambiente svenduto’, culminata nella richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla procura ionica per 50 persone fisiche e tre società. In particolare, Bonelli rivolge cinque domande al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, indagato per concussione. ”1) Perchè è stata disapplicata la legge sulla diossina descritta da lei come legge all’avanguardia? 2) Perchè si è tardato a fare il registro Tumori? 3) Perchè nella sua qualità di presidente della Regione non ha mai ricorso presso la Corte Costituzionale per sollevare la legittimità costituzionale della legge sul Benzo(a)pirene voluta dal ministro Prestigiacomo nell’agosto del 2010? 4) Perchè disse si’ al Rilascio Aia (Autorizzazione integrata ambientale) del 2011? 5) Perchè lei, nonostante fosse stato formalmente sollecitato diverse volte con lettere ufficiali da cittadini, associazioni a fare l’indagine epidemiologica, non l’ha mai fatta?”. Secondo Bonelli ”il futuro di Taranto sta nella capacità di una classe politica di essere coraggiosa e ambiziosa di fare proposte che sappiano realizzare una conversione economica ecologica di quel modello industriale vecchio”. ”Spero che lei risponda – afferma il presidente dei Verdi rivolgendosi a Vendola – perchè i veleni all’Ilva hanno sempre continuato a spuntare e allevatori, mitilicoltori che sono anche loro lavoratori non sono stati difesi da nessuno nè dalla regione nè dai sindacati mentre la diossina faceva ammalare e purtroppo morire come ha stabilito l’indagine epidemiologica della procura di Taranto”. (Ansa)

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