Sebastio ha riferito che l’esame delle carte relative all’inchiesta Ambiente Svenduto – oltre cento faldoni – sta terminando. Entro fine mese (potrebbe essere questione di giorni), gli atti saranno trasferiti al Gup (Giudice udienza preliminare) con le richieste di rinvio a giudizio ed altri eventuali provvedimenti. Dei 53 indagati, solo in pochi sono stati soggetti a interrogatorio. Alcuni hanno prodotto memorie difensive.
Nel capitolo riservato ai reati ambientali, Sebastio si è soffermato più sugli aspetti qualitativi che su quelli quantitativi. Su sollecitazione della stampa, i riflettori sono stati puntati soprattutto sul caso Ilva. Mentre si sta giungendo al rush finale sul fronte dei rinvii a giudizio, continua l’attività di approfondimento della Procura su altri punti. «Adesso stiamo procedendo a svuotare gli armadi – ha spiegato il Procuratore – ma il nostro lavoro continuerà rispetto ad elementi sopravvenuti che saranno presi in debita considerazione. Ci sono altre carte che non verranno buttate nel cestino e che avranno risposta in termini processuali, com’è giusto che sia».
Sebastio ne ha approfittato per tornare su un tema a lui molto caro: rivendicare il ruolo svolto dalla magistratura ionica nei confronti dell’inquinamento prodotto dall’Ilva, anche in tempi meno recenti. “Dire che a Taranto ci siamo svegliati solo ora, dopo aver dormito per anni, è un’accusa ingiusta nei nostri confronti – ha sottolineato il Procuratore – la prima sentenza risale al 1982. C’è stata una costante attività da parte dell’autorità giudiziaria locale». Cosa che Sebastio ha dovuto dimostrare anche nei Palazzi romani, nel corso delle audizioni tenute in Parlamento, dove ha documentato l’impegno della Procura ionica al fine di liberare il campo da troppi e inopportuni pregiudizi. «L’ultima volta che sono stato a Roma – ha detto – ho lasciato pacchi di carte».
Alessandra Congedo – Working in progress
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