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Diossina, Legambiente ribadisce ‘no’ a raddoppio inceneritore Massafra

La diossina rilevata nel latte di un allevamento massafrese – sebbene sia ancora da accertarne l’origine – non può che essere considerata l’ennesimo elemento della criticità di un territorio che non può più sopportare alcun ulteriore carico ambientale, anche in virtù dei già rilevati superamenti dei livelli di diossina e furani nella zona “Parco di guerra” di Massafra.  Legambiente ribadisce pertanto il suo ‘no’ categorico verso un progetto paradossale e insostenibile, contrario ai vincoli urbanistici e agli obiettivi di raccolta differenziata.

«Il raddoppio del termovalorizzatore di Massafra – dichiarano Francesco Tarantini e Lunetta Franco, rispettivamente presidente di Legambiente Puglia e del Circolo di Taranto – non solo non serve al fabbisogno del territorio, ma ne accentua le criticità di carattere ambientale. In Puglia urge una svolta vera nella gestione dei rifiuti, come Legambiente continua a sostenere da anni; bisogna dire ‘basta’ alle vecchie e superate pratiche di smaltimento, dal grave impatto ambientale, e puntare sulla raccolta differenziata, ferma ancora a percentuali troppo basse, ma anche sul completamento degli impianti a partire da quelli per il trattamento della frazione umida».

Secondo Legambiente l’approvazione del raddoppio del termovalorizzatore di Massafra determinerebbe un contesto insostenibile, a causa della presenza di vari impianti di incenerimento (Massafra, Amiu Taranto e Cementir) in grado di bruciare quasi il 90% dei rifiuti solidi urbani della provincia e circa il 55% del CDR che, in base alla vigente pianificazione, dovrebbe prodursi in tutta la Puglia.

È evidente che il territorio si trasformerebbe in bacino extra provinciale e regionale non solo per lo smaltimento dei rifiuti speciali, come avviene attualmente per le discariche, ma anche per l’incenerimento. Inoltre l’area nei pressi di Massafra – che rientra nella rete “Natura 2000” e confina con il Parco delle Gravine – per le sue peculiarità dovrebbe essere oggetto di una politica di tutela e di riqualificazione ambientale e paesaggistica piuttosto che vittima del degrado provocato da una attività di smaltimento dei rifiuti prolungatasi dissennatamente da quasi un ventennio.

«Il progetto, in contrasto anche con i vincoli di ordine urbanistico-paesaggistico sussistenti sul sito, va definitivamente accantonato, anche in considerazione dell’inclusione del sito stesso nell’area ad elevato rischio ambientale ed in quella di interdizione al pascolo in seguito all’ordinanza regionale del 2010» concludono Tarantini e Franco.

Nota stampa di Legambiente

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