“L’apertura della Russia è positiva. Detto questo, la Russia non può scegliere quale parte della Convenzione dell’Onu sul diritto marittimo applicare. Quando la Federazione Russa l’ha ratificata, aveva la possibilità di escludere alcuni tipi di dispute da eventuali giudizi nei tribunali internazionali. Si è avvalsa di questa possibilità ampiamente, ma non nel caso di cui trattiamo in questa circostanza. Sembra che le autorità russe non accettino che un tribunale indipendente valuti l’illegittimità delle misure prese” afferma Daniel Simons, consulente legale di Greenpeace International. “Se la Federazione Russa crede che il tribunale marittimo internazionale non abbia giurisdizione in merito, sarebbe appropriato che sollevasse la questione nel corso dell’udienza”.
La Federazione Russa ha ratificato la Convenzione dell’Onu sul diritto marittimo il 12 marzo 1997. L’articolo 298 prevede che alcuni tipi di controversie possano essere escluse dalla definizione obbligatoria. L’articolo 297, paragrafi 2 e 3, prevede un sistema di esclusione esclusivamente per quanto riguarda attività legate alla pesca e alla ricerca scientifica in mare. La Russia ha allargato questo sistema di esclusioni in maniera intollerabile escludendo tutte le dispute legate all’applicazione della legge, ma questo non può avere efficacia.
Le autorità olandesi hanno avviato la richiesta di arbitrato contro la Russia il 4 ottobre e il 21 ottobre hanno chiesto l’applicazione di “misure provvisorie” in attesa dell’esito dell’arbitrato. Se il tribunale darà ragione all’Olanda, i 28 attivisti di Greenpeace e i 2 giornalisti free lance verranno scarcerati in attesa di avere conferma della data dell’udienza presso un tribunale russo.
Nota stampa di Greenpeace
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