TARANTO – Lunedì scorso il sub commissario dell’Ilva Edo Ronchi ha incontrato le delegazioni di Wwf, Legambiente e Greenpeace. Riceviamo e pubblichiamo il resoconto di Fabio Millarte, presidente del Wwf Taranto.
Il giudizio sull’incontro è alquanto deludente. Ci sono punti non chiari. Innanzitutto, il nodo delle sperimentazioni sul prodotto semi-lavorato, da utilizzare a riempimento della produzione nel convertitore. Dato che è agli albori, non siamo sicuri se questo nuovo accorgimento, introdotto nel ciclo produttivo, sia effettivamente risolutivo. Per l’abbattimento dell’inquinamento in modo consistente, oltre al fermo momentaneo delle batterie e all’integrazione con un milione di tonnellate annue, prodotte in modo pulito, crediamo che siano necessari interventi drastici sul ciclo produttivo.
La quantità attualmente prodotta è ancora molto bassa. La sperimentazione è soltanto un’idea. Se a sperimentazione finita, tra 3 anni, il progetto fallisce, cosa ci aspetta? Siamo sicuri che gli impianti siano in grado di produrre il 70% con il materiale pre-lavorato che promette un forte abbattimento dell’inquinamento, ma di cui non si riesce a quantificare la diminuzione di inquinanti? Secondo gli studi dell’acciaieria di Duisburg, è possibile, ma a quale prezzo? E con quali livelli di controllo? Ed è noto che i controlli sono stati sempre blandi.
Un altro profilo da rivedere è quello che riguarda la tutela effettiva della salute. A parte il tentativo di abbattere l’incidenza dell’inquinamento con la sperimentazione, quali sono gli interventi reali che si propongono? A nostro avviso gli interventi sulla popolazione sono blandi e non si prefiggono come obbiettivo la qualità della vita e la prevenzione della salute. In conclusione, il piano rimanda tutto a novembre, quando sarà pronto il Piano industriale, e rimane nebuloso e poco chiaro, dall’inizio alla fine, offrendo alla struttura commissariale poteri enormi, tra cui la possibilità di modificare l’AIA in modo unilaterale, e affidando l’approvazione al Ministero, senza prevedere un iter partecipativo di tutti gli stakeholder.
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