È con rabbia che constatiamo la frequenza di questi eventi sul nostro territorio. Ed è rabbia quella che proviamo nel contare, ancora una volta, le vittime di una tragedia evitabile. Ed è con rabbia che ascoltiamo il Presidente della Regione Puglia affermare che “La morte violenta di cittadini pugliesi in questo caso è a causa di una fatalità”. Delle sue considerazioni e delle azioni del giorno dopo, oggi Ginosa, ma in generale Taranto e la Puglia non sanno più che farsene. Alla definizione di “fatalità” per disastri ricorrenti ad ogni pioggia, noi non crediamo più. Il dissesto idrogeologico del territorio, il rischio esondazioni cui sono esposte le terre circostanti i fiumi Lato e Bradano (che nel 2011 provocò altrettante devastazioni) non è più una novità; non è certo questione di emergenza, come la Regione Puglia ed il suo “sorpreso” Presidente ben sanno (sicuramente sin dal 2004 quando il Piano di Assetto Idrogeologico redatto dall’Autorità di Bacino della Regione Puglia evidenziava delle criticità), ma di una fondamentale opera di prevenzione.
D’altronde per fini elettorali, fa sicuramente più effetto l’uso mediatico, cinico e strumentale del cordoglio per le morti avvenute che il lavoro per evitarle. Al nostro Presidente, impegnato oramai da molto tempo ad occupare la poltrona regionale più ambita, deve essere sfuggito il P.A.I. di cui, certi di fargli cosa gradita, riportiamo l’indirizzo http://www.adb.puglia.it/public/request.php?6. Così come avrà perso memoria della tragedia del 2011, che colpì, fatalità dell’ignavia, lo stesso territorio e di cui il Commissario delegato all’emergenza – rilevando criticità ciclica nella quantità di precipitazioni – scriveva: “Il territorio di interesse si presenta particolarmente vulnerabile da un punto di vista del rischio idrogeologico a causa dell’assetto morfologico e geologico con la presenza di pendenze bassissime che in prossimità della costa si trasformano in contro pendenze per via della presenza di cordoni dunari”.
Riteniamo che in un Paese serio, alla luce di tali gravissimi, ripetuti eventi gli amministratori locali, debbano rendere conto di quanto fatto, ma soprattutto del non-fatto. Riteniamo che in un Paese normale, chi governi la Regione avendone le responsabilità, debba dar conto della mancanza di politiche serie di pianificazione territoriale specie quando si abbattono catastrofi simili, con la loro scia di morti, non imputabili a eventi meteorologici straordinari. Riteniamo che in un Paese normale chi ha la consapevolezza del ruolo di Presidente di Regione rifletta sull’evitabilità di una tragedia annunciata, rifletta sulle mancanze, sui ritardi, sulle aspettative, sulle promesse, e ne tragga le conseguenze politiche e con onestà intellettuale ammetta la sua inadeguatezza per il ruolo che ricopre.
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