Proprio ieri infatti, il custode giudiziario dell’Ilva – che ricordiamo è anche amministratore giudiziario – Mario Tagarelli ha risposto alla nota di Riva Acciaio precisando per l’ennesima volta la propria titolarità nella gestione dei beni sequestrati “nella prospettiva dell’incremento del valore del patrimonio in sequestro e nel rispetto di tutte obbligazioni pecuniarie assunte nei confronti degli interlocutori della società (dipendenti, fornitori, banche, Erario, enti previdenziali e locali, ecc.)”. Tagarelli quindi aggiunge che “l’uso dei beni e della liquidità in sequestro dovrà avvenire nell’ambito di idonee procedure di controllo e operative, che tengano conto delle dimensioni della complessità della struttura aziendale”.
Una nota, quella di Tagarelli, che riprende quanto già scritto da gip e Procura per i quali è appunto compito del custode-amministratore gestire le liquidità sequestrate per consentire così alle aziende di funzionare regolarmente. E’ evidente dunque, che qualora il decreto legge venisse approvato tenendo fermi i contenuti della bozza di cui abbiamo riferito nei giorni scorsi, quest’impostazione cambierebbe radicalmente e il custode si troverebbe ad avere solo un compito di vigilanza e controllo su ciò che fa l’azienda soggetta a sequestro. La strada, quindi, è alquanto intricata. Tant’è che proprio ieri il gruppo Riva Acciaio ha chiesto a governo, custode giudiziario e banche, di convocare un tavolo per sbloccare la situazione.
Il nocciolo della questione, del resto, è oramai fin troppo chiaro: la titolarità e il controllo delle aziende sequestrate spetta al custode giudiziario, che ha il compito di garantire la continuità produttiva da un lato e dall’altro il rispetto del provvedimento giudiziario. Il gruppo Riva e il governo invece, vorrebbero lasciare questo compito agli organi societari del gruppo lasciando al custode un semplice ruolo di supervisore. Per questo sin da subito le banche hanno immediatamente provveduto alla sospensione dei fidi, che ha portato il gruppo Riva a dichiararsi impotente nel poter portare avanti l’attività degli stabilimenti sequestrati. Per tutti questi motivi non è detto che il Cdm di oggi approvi questo nuovo decreto. Magari, per una volta, seguiranno la strada indicata dalla Procura. Ma è difficile crederlo.
Gianmario Leone (TarantoOggi, 27.09.2013)
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