Dal primo gennaio, infatti, l’azienda, su decisione del commissario Enrico Bondi, non garantirà più il fondo di 400mila euro assicurato alla fondazione che gestisce la struttura. La disdetta risale agli inizi del mese ma è un atto “non conflittuale” dicono i sindacati, i quali mesi addietro, quando l’Ilva di Taranto era nel pieno della bufera giudiziaria, si sono autosospesi dalla fondazione. In sostanza l’Ilva commissariata, pur chiudendo i rubinetti del finanziamento, non ha tuttavia chiuso definitivamente le porte a qualche forma di continuità del circolo aziendale e l’incontro di ieri dovrebbe servire a individuare le possibili soluzioni. “L’attività del circolo è andata comunque avanti in questi mesi – spiegano i sindacalisti – assicurando più o meno quello che si è sempre fatto, ovvero sport, tempo libero, iniziative per i dipendenti dell’Ilva e i loro figli”.
A spingere l’Ilva di Bondi a dare un taglio alla questione Vaccarella sono state le denunce e gli esposti degli ultimi mesi. La gestione del circolo è stata infatti contestata e segnalata anche alla magistratura in quanto ritenuta una “zona opaca” di quello che è stato definito il “sistema Ilva”. La masseria Vaccarella e’ stata ereditata dal gruppo Riva nel maggio 1995 quando dall’Iri acquistò i beni dell’Ilva ma negli anni precedenti, ovvero con l’Italsider e l’Ilva di Stato, la stessa masseria è stata uno dei simboli più evidenti della vecchia gestione pubblica. Al di là degli appartamenti sovrastanti la corte della masseria, spesso usati come foresteria per i dirigenti, in quegli anni il circolo si distinse per manifestazioni sportive anche di alto livello, soprattutto nel tennis, nella promozione della stagione teatrale di Taranto e in una serie di spettacoli nei mesi estivi sotto il nome di “Concerti sull’erba”.
L’avvento di Riva all’Ilva portò l’azienda ad uscire dalla gestione diretta della Vaccarella, assicurando però ai sindacati – che si fecero carico della masseria attraverso una fondazione – un finanziamento annuale per la continuazione delle attività. Un contributo che è passato indenne attraverso tutte le vicissitudini che hanno interessato l’Ilva in poco meno di 20 anni di gestione privata sino a quando, a metà 2012, il caso del siderurgico di Taranto è deflagrato col sequestro degli impianti dell’area a caldo e i primi arresti per disastro ambientale. Partono in quei mesi, infatti, denunce ed esposti – anche del comitato “Cittadini e lavoratori liberi e pensanti” uno dei più attivi nelle battaglie sull’Ilva – tesi a evidenziare quelle che si ritengono anomalie e aspetti poco chiari nella gestione e nell’attività del circolo. Ma il taglio lo dà nelle scorse settimane il commissario Bondi con la disdetta. A Bondi, quei 400mila euro annui devono essere sembrati se non uno spreco, quantomeno una cosa di rivedere e ridiscutere completamente. (Dal TarantoOggi del 19.09.2013)
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