“I meccanismi introdotti nella legge regionale richiamano le più moderne normative in termini di impatto sanitario e rappresentano un sistema di controllo rispetto a quelle realtà imprenditoriali che insistono in aree particolari con effetti di inquinanti e con consumi significativi di risorse naturali. Non è accettabile che serpeggi l’idea – prosegue Nicastro – che la norma sia di ostacolo e vada ‘anestetizzata’ per permettere, ancora una volta, alla produzione di diventare il tema centrale. E non soltanto per quello che riguarda Taranto giacché, sottolineo, in questo momento si sta preparando il rapporto sul danno sanitario relativo all’area di Brindisi”.
“A questo punto – conclude Nicastro – è evidente che c’è chi vuol percorrere strade diverse rispetto a quella intrapresa dalla Puglia quando ha deciso di dotarsi, nell’agosto scorso, della legge sulla Valutazione del Danno Sanitario: è importante capire su chi possiamo contare e su chi no in questa battaglia per la tutela della salute dei cittadini. Resta da capire se l’atteggiamento dell’Ilva o di altre aziende che devono sottostare alla legge regionale sia isolato o se sia piuttosto la punta dell’iceberg, l’avvisaglia di una mentalità più diffusa nell’impresa italiana e se, quindi, sia necessario far quadrato attorno ad un problema, quello delle ricadute sanitarie legate agli impatti industriali, non più rinviabile”.
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