Ironia della sorte, in data 08 luglio 2013, un evento alla Raffineria ENI di Taranto, impianto a rischio di incidente rilevante, ricadente quindi tra le attività a cui si applica la Direttiva Seveso (oramai aggiornata con il Decreto Legislativo 238 del 2005), ci ricorda con due giorni di anticipo proprio l’anniversario del disastro di Seveso. La legge indica in maniera inequivocabile la definizione di incidente rilevante, a seguito di cui devono essere avviate determinate procedure per individuarne la causa e prevenire ulteriori incidenti. E’ prevista inoltre la segnalazione agli enti preposti anche in caso di un quasi incidente. Cosa si è fatto invece? Nulla. Uno stabilimento a rischio rilevante viene messo in crisi da un evento meteo, ci sono emissioni in atmosfera probabilmente oltre i limiti autorizzati, sversamenti in mare con presumibile contaminazione di acque e terreni, probabili impatti sulla salute delle persone alcune delle quali ricorrono a cure mediche.
Cosa si è fatto? Nulla, a parte utilizzare mezzi palliativi di contenimento per le acque antistanti lo scarico Eni. Dal Piano di Emergenza Esterno della Raffineria, versione rivista del 2012 con aree di rischio di appena 200 m, apprendiamo che le sostanze con cui la cittadinanza può venire in contatto sono l’idrogeno solforato (o acido solfidrico) e tutta una serie di idrocarburi non meglio specificati. In particolare, l’idrogeno solforato è una sostanza dichiarata molto tossica e dagli effetti letali ad alte concentrazioni: perché la popolazione non viene informata sul potenziale mortale di queste sostanze e se ne tenta una banale dequalificazione in “sostanze odorigene”? La soglia con cui l’odore diventa fastidioso è di poco inferiore al limite previsto dalla legge per l’esposizione all’idrogeno solforato da parte dei lavoratori, quindi perché l’ARPA tenta di tranquillizzare la popolazione ricordando soltanto la soglia olfattiva?
Lo sa, inoltre, la pubblica amministrazione che la legge regionale 7/ 99 sulle “sostanze odorigene” paradossalmente non si applica alle aziende ubicate in zone industriali? Ed il nostro primo cittadino quando vorrà tutelare la salute dei propri concittadini e non i profitti e gli interessi di pochi? I composti dello zolfo presentano un caratteristico odore di uova marce, ma questo rappresenta uno degli effetti di queste emissioni: paradossalmente, alle alte concentrazioni non si può più avvertirne l’ odore per via dei danni alle mucose nasali. E’ una situazione di costante pericolo per i cittadini tarantini e lavoratori, poiché sono ben documentate numerose volte in cui si è verificato un incidente analogo, ad esempio il 17 giugno scorso con diversi cittadini che lamentarono irritazioni agli occhi e bruciori alla gola. Le esperienze passate ci portano a non credere al tentativo di minimizzazione di un evento potenzialmente disastroso, a non fidarci delle parole di chi impedisce ai bambini di giocare nei giardini per consentire all’ industria di inquinare e poi chiede il riesame dell’ AIA dell’ ENI, quando si aspetta ancora il ritiro della sua firma sull’AIA dell’ ILVA. Disse una volta qualcuno che “c’ è qualcosa di terribilmente marcio in questo Paese” e siamo sicuri che non si riferisse all’odore dell’idrogeno solforato.
Amici di Beppe Grillo Taranto – Meet Up 192
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