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Taranto Respira: “A livello mondiale l’Ilva è una briciola”

“ Ogni anno nel mondo si producono oltre 1.400 milioni di tonnellate di acciaio. L’Ilva ne produce 8-9 milioni e di questi solo 5 sono immessi nel mercato italiano. Ciò che non capisco francamente è su quali basi si reggono alcune valutazioni della politica, ovvero che tutti sperano che l’Ilva chiuda, soprattutto i cinesi.  Ma la Cina produce oltre seicento milioni di tonnellate, quindi per la loro economia l’Ilva è una briciola”. Lo ha detto Giuseppe Aralla, responsabile tecnico di Taranto Respira, nel corso di una conferenza stampa tenuta questa mattina.

Secondo Aralla, la verità questa: la chiusura della fabbrica andrebbe ad intaccare la filiera nazionale dell’acciaio. Una valutazione che si poggia su una approfondita analisi dei prezzi. In base ai dati del 2010, l’acciaio prodotto a Taranto ha un prezzo sotto mercato, minore rispetto a Paesi come la Polonia e la Cina. La chiusura dello stabilimento ionico comporterebbe per la filiera dell’acciaio una perdita compresa tra i 50 e i 100 euro a tonnellata. Tutto ciò, quindi, fa comprendere il particolare interesse mostrato dagli addetti ai lavori. Ma chi sta pagando questo risparmio per la filiera nazionale dell’acciaio? La risposta viene da sola: i tarantini.

Oggi Taranto Respira ha parlato anche di altro. Critica è la posizione espressa nei confronti di Bondi, l’uomo scelto dal Governo per il ruolo di commissario straordinario.  “Siamo arrivati al paradosso: il controllato diventa controllore. Bondi è passato velocemente da uomo alle dirette dipendenze dei Riva a fiduciario dello Stato”. Si legge nel documento distribuito dall’associazione che pone il seguente quesito: “come sarà possibile assicurare produzione, adeguamento e risanamento, dato che gli otto miliardi dell’ultimo provvedimento della magistratura sono solo virtuali?”.  Poi, un altro passaggio “Vorremo sapere quali saranno le priorità nella gestione delle risorse, qualora vengano recuperate, che Bondi avrà a disposizione. Vogliamo credere che privilegerà la messa a norma dell’azienda piuttosto che il risanamento dei debiti contratti con le banche”.

Dallo Stato ci si aspetta – finalmente – delle alternative alla grande industria inquinante. Per tale motivo, Taranto Respira sta elaborando dei progetti insieme alle associazioni di categoria che presto saranno comunicati. Infine, un’altra iniziativa: Taranto Respira consegnerà al sindaco Stefàno 7 mila firme raccolte ad ottobre per chiedere che non ci siano più insediamenti inquinanti in una città così colpita. E proprio al primo cittadino viene chiesto a che punto è la richiesta di risarcimento danni all’Ilva. Un punto su cui va fatta chiarezza. Una volta per tutte.

 

 

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