“La road map da seguire – aggiunge Cogliati Dezza – rimane quella tracciata dall’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), seguendo i tempi stabiliti per far diventare l’Ilva da un impianto siderurgico obsoleto e inquinante in uno innovativo, dando così un nuovo futuro alla città pugliese e diventando un esempio per altre attività industriali del Paese che devono affrontare la sfida dell’innovazione tecnologica, della tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. E ci auguriamo che alle giuste dichiarazioni del ministro Orlando seguano i fatti”.
“La situazione dell’Ilva di Taranto è in un vicolo cieco con un Aia realizzata solo al 20% – concludono Francesco Tarantini e Lunetta Franco, rispettivamente presidente di Legambiente Puglia e del circolo di Taranto -. La sola via per uscirne è affidare la gestione dello stabilimento a persone non solo competenti ma indiscutibilmente libere da ogni condizionamento di parte e decise ad agire nell’esclusivo interesse della città e del suo futuro”.
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