LA RELAZIONE DEL WWF – I RISCHI DELLA BONIFICA
“Alla luce di quanto esposto, appare chiaro come l’area marina oggetto di questo studio, è caratterizzata da biocenosi varie e complesse, ricche di vita animale e vegetale. I risultati ottenuti sono in netto contrasto con le opinioni di chi considera il Mar Piccolo, un mare sporco, inquinato, praticamente abiotico, privo di qualsiasi forma di vita. Il patrimonio sommerso celato nelle acque verdi del nostro piccolo mare è di grandissimo valore naturalistico ed ecologico. Gli organismi marini, inoltre, tendono a bonificare lentamente ma incessantemente il sistema “mare” con una serie di processi che operano in modo sinergico e tendono a degradare o immobilizzare qualsiasi tipo di inquinante ambientale.
Risulta evidente, quindi, che un’operazione di “bonifica” drastica mediante dragaggio dei fondali o mediante copertura con materiale argilloso, produrrebbe una lunga serie di problemi di tipo ecologico ed economico. Innanzitutto, entrambe le metodologie particolarmente invasive, indurrebbero un cambiamento rilevante di alcuni parametri chimico-fisici delle acque, come un aumento del sedimento fine in sospensione che a sua volta implicherebbe un incremento notevole della torbidità della colonna d’acqua. Inoltre, per la movimentazione dei sedimenti verrebbero rimessi in circolo inquinanti ormai depositati sotto strati di sedimento, che tornerebbero ad essere biodisponibili nella colonna d’acqua. Paradossalmente la “bonifica” produrrebbe un aumento della concentrazione dei contaminanti.
La mole di sedimento movimentato o aggiunto per coprire il fondo inquinato produrrebbe, inoltre, gravi danni a tutti gli organismi filtratori che morirebbero “soffocati”. Danni si avrebbero anche ai mitili posti in allevamento che non potrebbero essere più allevati nelle aree “bonificate” per un lungo periodo di tempo. Un aumento del sedimento fine in sospensione danneggerebbe seriamente anche le superstiti praterie di Cymodocea nodosa, inducendone un ulteriore arretramento, e nuocerebbe ai cavallucci marini e alle altre specie protette dalla Convenzione di Barcellona e dalla Direttiva Habitat.
In parole povere “bonificare” significherebbe peggiorare la situazione e contribuire a mettere in pericolo il delicato equilibrio ecologico alla base del variegato ecosistema del Mar Piccolo, che continua ad autosostenersi, nonostante tutto.Molto più appropriate sarebbero tutte quelle operazioni volte all’individuazione e all’eliminazione delle fonti inquinanti (e non sono poche!) che continuano tuttora ad aggiungere inquinamento ad inquinamento.
Nessuna bonifica ha senso se la sorgente inquinante continua ad immettere sostanze pericolose nell’ambiente. Infine, è d’obbligo sottolineare un aspetto forse mai preso in considerazione da nessuno. L’ambiente subacqueo del Mar Piccolo è così particolare ed unico nel suo genere, che potrebbe divenire un parco marino d’eccellenza, un’area da proteggere dove si potrebbe sviluppare un turismo subacqueo compatibile e attività di acquacoltura estensive. L’istituzione di un parco richiamerebbe visitatori da tutto il mondo che potrebbero ammirare le tante bellezze storiche della nostra città e l’inestimabile patrimonio che la Natura ancora ci offre, incurante dei danni che le abbiamo arrecato”.
Per leggere l’intera relazione clicca qui: http://veritapertaranto.files.wordpress.com/2013/03/mar-piccolo-wwf.pdf.
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