Le stesse norme “confliggono, altresì, con il dovere dell’ordinamento di reprimere e prevenire i reati attraverso l’azione autonoma ed indipendente della magistratura, pubblici ministeri e giudici”. Nell’ordinanza il gip scrive che i due articoli “violano gli articoli 2, 3, 9 comma 2, 24 comma 1, 25 comma 1, 27 comma 1, 32, 41 comma 2, 101, 102, 103, 104, 107, 111, 112, 113 e 117 della Costituzione”: nella loro richiesta iniziale invece, i pm avevano intravisto la violazione di 11 articoli della Carta Costituzionale. Con la legge, “si ha una sospensione ingiustificata dell’operatività della legge solo per alcune imprese e non per altre. Tutto ciò sulla base di criteri eccessivamente generici”. “Per un periodo di 36 mesi – continua il gip – l’impresa ha la possibilità di inquinare anche se, per avventura, è possibile stabilire molto prima di tale termine che la stessa non si adeguerà alle prescrizioni dell’AIA”.
Sempre ieri, il presidente Ilva Bruno Ferrante, ha presentato un’istanza alla Procura “con la quale chiede la revoca del provvedimento di sequestro preventivo disposto in data 22 novembre 2012, con l’impegno di destinare le somme ricavate dalla commercializzazione del prodotto sequestrato alle opere di ambientalizzazione previste dall’AIA, alla remunerazione delle maestranze e a quanto altro necessario per la sopravvivenza dell’azienda”. L’ultimo disperato tentativo da parte dell’azienda di rientrare in possesso del materiale.
Questa mattina però, Taranto sarà una città blindata per l’arrivo del ministro dell’Ambiente Corrado Clini, che ha convocato in prefettura i rappresentanti delle istituzioni e parti sociali per presentare il Garante per le prescrizioni Aia per Ilva, Vitaliano Esposito, e il Commissario straordinario per gli interventi di risanamento ambientale delle aree urbane di Taranto, Alfio Pini. A tal proposito, il Procuratore capo della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio, non escluso “la possibilità di incontrare il ministro, ovviamente dopo i suoi incontri istituzionali”. Sebastio non ha commentato l’ultimo provvedimento del gip. “Il mio unico lodo é il Codice di procedura penale e la Costituzione” ha invece laconicamente risposto ai giornalisti che gli chiedevano se avesse una soluzione per risolvere la difficile questione dell’Ilva.
Si è invece conclusa la fuga all’estero del vicepresidente del gruppo Riva FIRE, il secondogenito del patron Emilio. Fabio Riva è infatti stato arrestato ieri a Londra e subito dopo rilasciato. Le autorità inglesi gli hanno notificato l’ordine di arresto. Contemporaneamente, è stata fissata la data di udienza per l’estradizione, dopo avergli ritirato il passaporto. Dopo di che è stato liberato su cauzione dopo aver pagato la somma, come previsto dalla legge inglese. Sarebbe stato lui stesso, ieri mattina, a presentarsi a Scotland Yard, come concordato con le autorità inglesi nelle scorse settimane.
Gianmario Leone (Il Manifesto)
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