Intanto ieri, i giudici del tribunale del Riesame, hanno depositato le motivazioni dell’ordinanza con la quale nel dicembre scorso respindero la richiesta di scarcerazione per Emilio Riva e l’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso. A quest’ultimo, che era detenuto in carcere, furono concessi gli arresti domiciliari, misura cautelare che fu confermata per Emilio Riva. Con l’ordinanza fu respinta la richiesta di annullare il provvedimento cautelare emesso dal gip ed seguito il 26 novembre 2012 per i reati per associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, concorso in corruzione in atti giudiziari e concorso in falsità ideologica.
Nelle motivazioni del Riesame, contenute in 128 pagine, si legge che “é tutt’altro che astratto ed inconsistente il pericolo” che Riva e Capogrosso possano attuare “iniziative tese ad avvicinare, con finalità di subornazione in senso lato, persone a vario titolo informate sui fatti o che saranno prevedibilmente sentite in dibattimento”. I due, scrivono i giudici, hanno dimostrato “notevole capacità a delinquere”, in particolare per “i precetti che impongono la protezione dei lavoratori contro i rischi nell’ambiente di lavoro, la riduzione degli agenti inquinanti, l’adozione di cautele nell’uso, nei contesti aziendali, di sostanze pericolose”.
A supporto della tesi della “notevole capacità a delinquere”, i giudici del Riesame hanno indicato, per Capogrosso, 7 condanne definitive inflitte per reati in materia di inquinamento e sicurezza nei luoghi di lavoro, più altri 7 procedimenti giudiziari pendenti; e per Emilio Riva 6 pendenze giudiziarie presso il Tribunale di Taranto per reati analoghi, nonché 2 condanne con sentenze irrevocabili cancellate al compimento degli 80 anni (oggi ne ha 86). Infine, è stata rispettato dall’azienda il pagamento degli stipendi del mese di dicembre, erogati ieri tramite bonifico sui conti dei 12 mila dipendenti dell’Ilva.
Gianmario Leone (Il Manifesto)
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