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Rapporti tra Ilva e giornalisti, indaga l’Ordine

Il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti di Puglia si è riunito, in seduta straordinaria, per esaminare le questioni emerse dall’inchiesta “Ambiente Svenduto”, portata avanti dalla Procura di Taranto. Sotto osservazione il comportamento di alcuni giornalisti e le loro relazioni con l’Ilva. Al termine dell’incontro, l’Ordine ha diffuso una nota di poche righe: “Il Consiglio ha deciso di procedere ad approfondimenti ascoltando – in fase preliminare – i giornalisti coinvolti che saranno convocati nei prossimi giorni, perché possano fornire la loro versione dei fatti”. In attesa di conoscere l’esito di questo procedimento, riportiamo alcuni stralci dell’ordinanza emessa dal gip Patrizia Todisco nell’ambito dell’inchiesta.

I RAPPORTI DELL’ILVA CON STAMPA E TV – «Anche nel mese di ottobre 2010 – è scritto nell’ordinanza – si registravano eventi di rilievo sul fronte dei rapporti tra Archinà e Assennato (direttore generale di Arpa Puglia, ndr) e su quello dei rapporti che Archinà intratteneva con la carta stampata e che gli consentivano di manipolare letteralmente la maggior parte dell’informazione locale che, con sistematicità, risultava accondiscendente, alle indicazioni e ai suggerimenti di Archinà”.

Nelle pagine del provvedimento emerge un rapporto privilegiato con i responsabili di due testate locali. Si citano sia il direttore di Taranto Sera, Michele Mascellaro, sia colui che all’epoca dei fatti era caposervizio per la redazione di Taranto del Nuovo Quotidiano di Puglia, Pierangelo Putzolu. Quest’ultimo, in particolare, il 24 agosto del 2010, ha fatto pubblicare, nella rubrica “Punto di Vista”, un articolo dal titolo “L’allarme berillio e i fondi pubblici per la bonifica”, a firma di un certo Angelo Battista, definito esperto ambientale, che secondo quanto scrive il gip non esisterebbe, ma sarebbe solo un’invenzione di Archinà.

L’articolo era teso a ridimensionare l’allarme berillio nel quartiere Tamburi. La analisi della caratterizzazione del suolo effettuate in alcune aree del quartiere, validate dal dipartimento tarantino di Arpa Puglia, avevano evidenziato una presenza di berillio superiore ai limiti tabellari di legge. Tale esito aveva spinto il sindaco Stefàno ad emettere un’apposita ordinanza con carattere d’urgenza che vietava alla cittadinanza, ed in particolare ai bambini, di frequentare le aree contaminate da berillio al fine di evitare rischi per la salute.

Il 31 agosto dello stesso anno  anche “Taranto Sera” era sceso in campo lanciando la seguente notizia: “Esclusiva: documento top secret dell’Arpa smentisce tutto. Un affare di milioni dietro la finta emergenza berillio”. In un dialogo intercettato Michele Mascellaro, direttore di Taranto Sera, e Archinà si scambiavano le seguenti battute.

Archinà: Azzo! Ma hai visto? Tutti i giornali ti hanno seguito eh!

Mascellaro: Che mi tieni a fare a me?

Archinà: Hai fatto uno scoop hai fatto…

Mascellaro: L’ho scritto anche: “Nostra esclusiva”

 

In un altro passaggio dell’ordinanza, inoltre, si cita un’annotazione della polizia giudiziaria che tira in ballo l’emittente televisiva “Studio 100”:  “Si ritiene che il contratto pubblicitario rappresenti solo un escamotage per mascherare la dazione di denaro da parte dell’Ilva al gruppo di Cardamone per ottenere una linea editoriale favorevole”.

Secondo la polizia giudiziaria “dalle attività tecniche emerge che l’Ilva ha commissionato ad un’agenzia pubblicitaria degli spot (al costo di 120.000 euro) che verranno trasmessi dal network facente capo ai Cardamone. Appare chiaro che il pressing di Gaspare Cardamone abbia sortito gli effetti desiderati in quanto evidentemente ha ricevuto una sostanziosa commessa pubblicitaria da parte dell’Ilva la quale, a sua volta, come ritorno potrà essere tranquilla che non riceverà attacchi mediatici ed anzi potrà sfruttare i predetti media a proprio favore anche mediante una campagna di comunicazione tesa a ridimensionarne la figura [in senso favorevole ad essa Ilva] agli occhi dell’opinione pubblica, al fine di non apparire sempre e solo come causa principale dell’inquinamento ma anche come uno stabilimento proteso all’incremento dello sviluppo eco-sostenibile dei propri impianti”.

In seguito traspare quanto alcuni sospettavano e denunciavano da tempo, rimanendo purtroppo inascoltati: «Il complesso delle attività tecniche svolte fa emergere uno spaccato nel quale si vede come l’Ilva utilizzando lo strumento delle “sponsorizzazioni pubblicitarie”, veicoli in maniera più o meno “lecita” delle somme agli organi d’informazione, sia stampa che radio-televisivi, al fine di non essere continuamente avversata in conseguenza dei numerosi e costanti comunicati stampa e delle frequenti manifestazioni che le associazioni ambientaliste del territorio (Altamarea, Peacelink, etc) promuovono contro l’Ilva considerata la principale fonte inquinante del territorio».

Alessandra Congedo

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