Balduzzi ha detto che a Taranto non c’è soltanto un problema di sorveglianza ambientale ed epidemiologica, ma anche un problema di prevenzione. «Per poter fare bene prevenzione – ha continuato – devo essere certo di quali sono i dati più inquietanti, quelli su cui focalizzare meglio l’attività. Va fatta una prevenzione primaria sui fattori di rischio. Molto spesso quelli generali, tipo l’esposizione al fumo e le abitudini alimentari, quando vanno ad interagire con un fattore ambientale, provocano una fortissima possibilità di malattia. Poi occorre una prevenzione secondaria, in particolare screening oncologici per alcune patologie, così da avviare per quella popolazione la possibilità di una diagnosi precoce che nella generalità dei casi può dare i migliori risultati in termini di tutela della salute».
Parole che destano preoccupazione da più punti di vista. Innanzitutto, il fatto che non sia stata rispettata la data del 12 ottobre, annunciata anche sul sito del ministero della Salute, per presentare i dati più recenti su Taranto, conferma il sospetto che si voglia attendere il completamento della procedura relativa all’Aia da rilasciare all’Ilva. Proprio a metà della prossima settimana, infatti, è prevista la tappa conclusiva rappresentata dalla Conferenza dei Servizi. Tale ritardo, inoltre, conferma i timori avanzati da più parti sul fatto che l’emergenza sanitaria tarantina sia peggiore di quanto finora prospettato. Non è un caso che il ministro faccia riferimento alla necessità di raccogliere “i dati più inquietanti” per far fronte ad una situazione che esige interventi mirati sulla popolazione. E così, ancora una volta, siamo noi tarantini a dover provare una profonda inquietudine davanti a manovre di Palazzo tese a posticipare comunicazioni di vitale importanza per il presente e il futuro di un’intera comunità. E’ possibile che il cinismo di certe cariche istituzionali possa arrivare fino a questo punto?
Alessandra Congedo
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