La parola è tornata al GIP, dopo che venerdì la Procura della Repubblica ha espresso parere negativo, basandosi anche sulle indicazioni della relazione molto articolata e minuziosa stilata dai custodi-amministratori giudiziari (Barbara Valenzano, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento) sul piano di interventi presentato ai magistrati dal presidente del Cda dell’Ilva Bruno Ferrante. Già nella giornata di giovedì i custodi avevano dato il loro parere negativo sul piano degli interventi redatto dall’azienda, giudicandoli insufficienti rispetto alle disposizioni molto dettagliate e precise (spegnimento e/o rifacimento della quasi totalità degli impianti) che gli stessi custodi hanno notificato lunedì sera ai capi area del siderurgico attraverso un nuovo provvedimento. “Il parere della Procura è in linea con quello dei custodi”, hanno scritto i magistrati. Che hanno sottoscritto quanto relazionato dai custodi, che avevano giudicato gli interventi proposti dell’azienda “assolutamente inadeguati per fermare le emissioni inquinanti dagli impianti”, ed avevano inoltre richiamato il presidente Ilva Bruno Ferrante, nel suo ruolo di custode amministrativo, alla predisposizione di un piano per l’impiego del personale nelle opere di risanamento degli impianti e bonifica delle aree sequestrate.
La Procura ha espresso parere negativo anche per quanto concerne la richiesta di facoltà d’uso ai fini produttivi avanzata dall’azienda, che sostiene la tesi di come la fabbrica debba produrre per rendere sostenibili gli investimenti da un punto di vista finanziario. Sostenendo anche la tesi secondo cui il tribunale del Riesame, quando parla di “salvaguardia degli impianti visti gli enormi interessi in gioco”, sottintenda una presunta facoltà d’uso. Dimenticando però che i giudici del tribunale, oltre a confermare la non facoltà d’uso, anteponevano a ciò il risanamento degli impianti perché prioritaria l’eliminazione delle emissioni diffuse e fuggitive provenienti proprio da quegli impianti che l’Ilva vorrebbe continuare ad utilizzare per portare avanti la produzione dell’acciaio. Lo stesso tribunale nelle 124 pagine di motivazioni al verdetto del 20 agosto, aveva stabilito che l’attività produttiva potrà riprendere solo “in condizioni di piena compatibilità ambientale, una volta eliminate del tutto quelle emissioni illecite, nocive e dannose per la salute dei lavoratori e della popolazione”.
E’ bene ricordare che il parere dei pm é obbligatorio, ma non è vincolante per il GIP. Quest’ultimo è stato chiamato a decidere per un semplice motivo: poiché se fosse concessa la facoltà d’uso, si tratterebbe, secondo la Procura, di una modifica sostanziale del provvedimento emesso dalla stessa Todisco. Dopo la decisione che quasi certamente arriverà tra oggi e domani (il GIP è rientrato ieri dalla ferie), le parti interessate, l’azienda e la Procura stessa, potranno eventualmente fare ricorso al Tribunale del Riesame. Ma la settimana che va ad iniziare oggi è decisiva anche per un altro motivo: sabato è 30, il limite stabilito dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini, per la chiusura dei lavori della commissione ministeriale, incaricata di riesaminare l’AIA del 2011, che dovrebbe vedere inserite le prescrizioni indicate dal GIP e dai periti chimici. Staremo a vedere.
Gianmario Leone (dal TarantoOggi del 24 settembre 2012)
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