Intanto, il ministro dello Sviluppo Corrado Passera ha affermato al Senato che una eventuale chiusura dell’Ilva ”complessivamente determinerebbe un impatto negativo di oltre 8 miliardi annui imputabile per circa 6 mld alla crescita delle importazioni, per 1,2 al sostegno al reddito ed ai minori introiti pubblici e per circa 500 milioni in termini di minore capacita’ di spesa per il territorio direttamente interessato”. Ed ha aggiunto ”la situazione ambientale a Taranto presenta ancora elementi di criticita’ molto forti”.
Da parte del ministro dell’Ambiente Corrado Clini è arrivata un’altra dichiarazione: nel decreto legge presentato ieri alla Camera per il risanamento dell’area di Taranto “non c’e’ un euro per l’Ilva, ma solo per interventi di bonifiche ambientali per le aree di Tamburi, Statte, mar Grande, mar Piccolo e altri interventi destinati alle aree portuali che nulla hanno a che vedere con l’Ilva, e per un programma integrato di efficenza infrastrutturale, suggerito da Confindustria con il nome di Smart area”. Secondo Clini “la procedura per Taranto segue le direttive Ue e non c’e’ alcun modo che questa procedura sia facilitata da interventi dello Stato”.
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